VOGHERA – “ABBIAMO IN PROGRAMMA DI TORNARE IN SIRIA PER PORTARE DUE NOSTRI PARROCI”

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A Voghera e su tutto il territorio oltrepadano e non solo, c’è ancora chi si impegna per favorire una seria e ragionata circolazione di idee, dibattiti e confronti sui temi più stringenti dell’attualit? e della cultura. È il caso del Circolo culturale “Beato Carlo d’Asburgo”, associazione di stampo cattolico che, oltre ad organizzare eventi e conferenze sul territorio, è da anni attivo sul fronte dell’aiuto umanitario in Paesi colpiti da guerra e disperazione. Ne abbiamo parlato con Massimo Granata, membro del circolo.

Quando è stato fondato il Circolo culturale Beato Carlo d’Asburgo?

“Il circolo è nato nel 1978, come affiliazione del gruppo di Alleanza Cattolica. Nel 1992, in seguito a divergenze, io ed altre persone siamo usciti e insieme abbiamo fondato un circolo autonomo. In realt? , inizialmente abbiamo creato la rivista ‘Appunti’, la quale è stata diffusa in forma cartacea per circa dieci anni, in modo saltuario, quando il tempo e i mezzi a disposizione ce lo permettevano. Subito dopo la rivista abbiamo fondato il circolo ‘Amici di Appunti’, intitolato all’Imperatore Carlo I d’Asburgo. Nel 2004, successivamente alla beatificazione di quest’ultimo, il circolo ha preso il nome definitivo di Circolo culturale Beato Carlo d’Asburgo. Siamo un’associazione di ispirazione cattolica, senza una struttura gerarchica formale, siamo un gruppo di amici che si riunisce periodicamente per impegnarsi su vari fronti e per sviluppare la cultura sul nostro territorio”.

Quali sono i motivi che vi hanno spinto a dedicare il circolo alla personalit? a cui è intitolato?

“Innanzitutto perché, da cattolici, ci piaceva il personaggio in questione, il quale era sì un politico, ma in odore di santit? . E poi perché era comunque una figura relativamente moderna. Occupandoci di attualit? e cultura a tutto tondo, ci è sembrato il personaggio giusto a cui dedicare il nostro circolo”.

Avete una sede principale dove gestite il vostro lavoro?

“Non abbiamo una sede vera e propria, abbiamo una stanza qui a Voghera la cui funzione principale è quella di magazzino dove raccogliamo il nostro materiale. Ogni mercoledì ci incontriamo a casa di qualcuno dei membri del circolo dove ci aggiorniamo e facciamo il punto della situazione”.

Però gestite e portate avanti un sito internet, giusto?

“Sì, abbiamo un sito web che è www.appunti.ru, che in sostanza è la prosecuzione in via telematica della rivista cartacea di cui parlavo prima. Siamo online dal 2008 e pubblichiamo un articolo ogni tre o quattro giorni, in base alla visibilit? che vogliamo dare all’argomento trattato. A 8 anni di distanza abbiamo in media dai 250 ai 300 contatti al giorno, con punte di 6-700”.

A chi e a che cosa è rivolto il vostro impegno??

“Il nostro impegno è riservato a vari fronti, dalla diffusione della dottrina, alla promozione di iniziative ed eventi culturali, all’aiuto umanitario. In generale ci occupiamo di cultura a tutto tondo, sia politica che umanistica in generale. Solitamente organizziamo due o tre eventi all’anno che si svolgono quasi sempre al Salone del Millenario, in piazza Duomo a Voghera. E poi siamo attivi sul fronte degli aiuti umanitari, di volta in volta dove crediamo ci sia più bisogno”.

I vostri aiuti umanitari, ad ora, a quali popolazioni sono stati rivolti?

“Il nostro primo progetto è datato 1990, quando abbiamo organizzato un campo della durata di un mese in Libano. Abbiamo portato circa 50 persone e tre o quattro container di aiuti materiali che siamo riusciti a distribuire grazie all’aiuto di un’associazione libanese. Successivamente, durante tutta la guerra dell’ex Jugoslavia, siamo andati in Croazia, in parte facendo da ‘battistrada’, nel senso che siamo andati a vedere le zone dove serviva maggiore aiuto, in modo da facilitare l’intervento della Caritas per quanto concerne gli aiuti materiali, e in parte andando nelle zone più sensibili che, come spesso accade negli interventi umanitari, non erano assistite da nessuno. In generale ci siamo sempre mossi grazie all’appoggio della Chiesa e delle autorit? locali, andare in certe zone allo sbaraglio è impossibile oltre che pericoloso”.

Questi aiuti da chi sono supportati?

“Noi ci siamo sempre affidati all’aiuto delle parrocchie, specie le più ricche come quelle bergamasche, e della Caritas, anche se quest’ultima ultimamente è quasi esclusivamente impegnata sul territorio nazionale. Ulteriori fondi li abbiamo raccolti durante gli eventi e le conferenze da noi organizzate o supportate. Una volta era più facile trovare finanziamenti, anche perché c’erano istituzioni pubbliche, come ad esempio la Provincia, che ci aiutavano. Ultimamente questo non succede più. Un ulteriore problema di oggi è la difficolt? di far pervenire gli aiuti materiali sul posto. Ad esempio è un calvario far passare le risorse al confine tra Libano e Siria, così come per quanto riguarda il denaro, per cui dobbiamo affidarci a conti bancari libanesi gestiti da contatti sicuri tramite i quali, in un secondo momento, le associazioni siriane prelevano il denaro”.

Fronte siriano è la vostra ultima missione?

“Sì, ultimamente ci stiamo occupando quasi esclusivamente della situazione in Siria. Per la prima volta, nel 2012, per nostro conto è andato l’Avvocato Villani, grazie ad una spedizione organizzata da una suora libanese che ora vive in Siria. In questo modo abbiamo cominciato a renderci conto di come fosse la situazione. Successivamente abbiamo fatto un giro per la parrocchie del nostro territorio, e più in generale del nord Italia, e abbiamo cominciato a chiedere fondi per la citt? siriana di Maaloula, che ha la particolarit? di essere l’unico posto al mondo in cui si parla ancora l’aramaico antico e che era stata devastata dalla guerra.

Quando è stata riconquistata dalle truppe governative, la gente voleva tornare nel proprio villaggio, il problema è che non era rimasto più nulla. Così abbiamo supportato l’iniziativa nazionale ‘una pecora per Maaloula’. Abbiamo acquistato 50 pecore e le abbiamo affidate ad alcuni pastori del posto. Ciò che è stato ricavato dalla vendita di latte, formaggio e lana è stato devoluto per aiutare le famiglie a reinsediarsi nella citt? , che in realt? è un paesino grosso quanto Casei Gerola.

Nel settembre 2015 sono invece andato io personalmente, invitato ad un convegno organizzato da un’universit? di una regione periferica di Damasco, per fare il punto della situazione e ribaltare alcuni falsi luoghi comuni sulla Siria che erano pervenuti in occidente. Abbiamo avuto così la possibilit? di conoscere lo status sociale di Damasco, che è sicuramente uno dei più interconfessionali del Medio Oriente”.

Avete in programma progetti o eventi nel breve periodo?

“Abbiamo in programma di tornare in Siria alla fine di ottobre di quest’anno per portare due parroci nostri che hanno intenzione di creare alcuni gemellaggi con parrocchie siriane. Contemporaneamente contiamo di portare altre persone che in futuro possano raccogliere fondi per portare aiuti. Per quanto riguarda gli eventi, a settembre abbiamo in programma una conferenza sull’ideologia gender. È ancora un’idea alle fasi iniziali, posso solo dire che con tutta probabilit? si terr? sempre al salone del Millenario”.

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