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VOGHERA – «ASM, LA REINTRODUZIONE DEL CDA A POCHI MESI DAL VOTO SA DI ACCORDO ELETTORALE»

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Con l’ingresso in squadra di Federico Taverna, consigliere ex forzista, la sezione vogherese di Fratelli d’Italia punta decisa verso le elezioni comunali 2020 consapevole di poter giocare un ruolo da protagonista. Si trattasse di una squadra di calcio, si potrebbe tranquillamente dire che al momento la compagine guidata dall’ex assessore Vincenzo Giugliano è quella che vanta la “campagna acquisti” migliore: prima l’ex leghista Marco Sartori, ora due elementi “di peso” (elettorale) non indifferente. Oltre a Taverna, infatti, anche la presidente di Ascom Cristina Palonta (ex Forza Italia) si è unita all’organico. 

Taverna, viaggiamo su metafore calcistiche. Con il suo approdo in squadra Fratelli d’Italia può dirsi il team che ha fatto (ad oggi) il “mercato” migliore in vista delle prossime elezioni?

«Diciamo che il campionato 2020 è molto impegnativo e io voglio essere un punto di forza della squadra, nel calcio così come in politica non si vince certo da soli, anzi chi pensa di fare da solo rischia di finire in “fuori gioco”. Fratelli d’Italia però non sta facendo campagna acquisti ma sta convincendo sulla base di un progetto credibile a cui guardano tanti delusi del centrodestra. Siamo la risposta a un elettorato disorientato».

Non credo però che vogliate nascondervi: vi considerate un partito da zona Champions…

«Sicuramente siamo un partito da “Champions League” e non una squadra materasso, non puntiamo alla salvezza ma al protagonismo. Dai quartieri cittadini alle aule di Bruxelles, Fratelli d’Italia c’è».

Lei, Sartori, Giugliano, Palonta, tutta gente che ha buoni numeri dalla sua. Al tavolo delle alleanze che cosa chiederete?

«Al tavolo delle alleanze arriviamo certamente con una posizione di forza, consapevoli del fatto che non si potrà fare a meno di Fratelli d’Italia, chiederemo condivisione prima di tutto sul programma, il resto verrà da sé».

Proviamo a immaginare le “squadre” per le comunali 2020. L’alleanza con la Lega pare scontata. Forza Italia invece? Ora che i rapporti di forza nel centrodestra sono cambiati la accoglierete come un figliol prodigo o la lascerete a se stessa?

«Per quanto riguarda una possibile alleanza con Forza Italia ritengo che un partito serio e maturo come il nostro debba confrontarsi prima di tutto su una condivisione di programmi. Se per Forza Italia il presupposto dell’alleanza è la rivendicazione delle cariche allora credo che la strada si farà in salita, ma la parola spetterà poi alla segreteria cittadina dopo tutte le osservazioni e i confronti del caso. Siamo un partito coeso che punta a crescere anche grazie alla sua serietà».  

Lei è da tempo molto critico nei confronti del suo ex partito, oggi ridotto ai minimi storici: c’è chi dice che al 2020 potrebbe anche non arrivarci. La sua opinione?

«Personalmente non auspico la fine di Forza Italia, ho già detto tutto quello che a mio modesto parere non andava e la mia non era una voce fuori dal coro, basta vedere infatti lo scossone che sta dando Toti nelle ultime settimane, ora però non guardo in casa d’altri e mi limito a fare solo un grosso in bocca al lupo a tutti gli amministratori con cui ho condiviso molto in questi anni».

D’accordo, punta anche al premio “fair play”…Parliamo dei temi cittadini: partiamo da Asm, che lei ha seguito molto da vicino. La reintroduzione del CdA non la convince. Perché?

«La reintroduzione del CDA a pochi mesi dal voto ha il sapore dell’accordo pre-elettorale fine a sé stesso, un pessimo segnale nei confronti dei cittadini che invece vorrebbero vedersi recapitare le bollette della luce e del gas con regolarità senza conguagli di 10 mesi. Asm per fortuna è un’azienda sana che produce utili, garantisce servizi di qualità e occupazione, questo anche per merito degli attuali vertici. Non ha pertanto senso cambiarne la governance, forse sarebbe stato utile volgere lo sguardo dove le cose hanno funzionato male e non sembrano ancora essersi messe a posto».

Il Teatro Sociale, la cui apertura è in calendario per il 19 aprile 2020, secondo alcuni esperti del settore sarà una struttura che avrà non pochi problemi a stare in piedi con un bilancio in attivo. La sua gestione inevitabilmente sarà uno dei punti cruciali dei programmi di tutte le realtà politiche in vista delle prossime elezioni. Lei che opinione ha in merito?

«La riapertura del teatro è una vittoria per tutta la città, andiamo a recuperare un patrimonio simbolo della cultura e dell’identità cittadina, quando si investe in cultura si investe anche su tutto il resto, ma ovviamente la gestione del teatro non può ammettere improvvisazioni perché i costi sono importanti, occorre fare in modo che gli spettacoli non siano riservati a un pubblico di “di nicchia” ma riescano ad interessare un più vasto pubblico possibile, anche fra i giovani e i giovanissimi, il teatro deve guardare alle nuove generazioni troppo social-network, arricchirsi culturalmente passando dal social al teatro sociale per così dire».

Fdi, così come la Lega, è un partito che ha sempre posto un’attenzione particolare alla questione sicurezza. Che Voghera sia una città più o meno sicura è materia opinabile. Sta di fatto che certe zone, come piazza San Bovo o il piazzale della stazione, restano terra di nessuno (o di pochi). Qual è il vostro piano per restituirle alla città?

«Il capitolo sicurezza è sempre all’ordine del giorno. Non solo l’introduzione delle telecamere è necessaria per ricostruire gli episodi criminali, ma occorre lavorare sulla vivibilità delle zone a rischio bivacco per poter prevenire concretamente. Servono più uomini e più mezzi oltre che favorire la collaborazione tra le forze di polizia e la polizia locale nei settori d’intervento quali: scambio informativo tra polizia locale e forze di polizia presenti sul territorio, interconnessione, a livello territoriale, tra le sale operative della polizia locale e quelle delle forze di polizia, la regolamentazione dell’utilizzo in comune di sistemi di sicurezza tecnologica per il controllo delle aree e attività soggette a rischio e l’aggiornamento professionale integrato per gli operatori».

  di Christian Draghi