VOGHERA – BRISCA IN CINQUE PER PALAZZO GOUNELA: LA LEGA “CHIAMA”, CHI È IL SOCIO?

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In attesa dei regali natalizi, i politici vogheresi si scambiano bordate. A tenere banco dalle parti di palazzo Gounela è il caso Azzaretti. La Marina d’Oltrepò è in polemica aperta con il segretario di Forza Italia Giampiero Rocca, defenestrata dalla giunta Barbieri. Prima il ritiro delle deleghe, orchestrato dal numero uno di via Viscontina e messo in opera dal sindaco Carlo Barbieri poi l’invito, sempre a mezzo stampa, a prendere la porta. Il casus belli è stata la cena natalizia della Lega tenutasi a Varzi, a cui il super assessore vogherese ha preso parte “flirtando” colpevolmente con quello che, al momento, è ancora nemico dichiarato della giunta in carica.

Il futuro politico della Azzaretti è oggi un punto interrogativo: l’intesa con la Lega è ormai conclamata, ma chi si aspettasse un suo imminente accasamento al Carroccio potrebbe restare deluso. Difficile pensare che, al di là dei sorrisi e dei brindisi di facciata, la compagine che fa a capo al deputato Elena Lucchini accetti di buon grado di candidare tra le proprie fila un esponente di spicco di quella che rimane pur sempre una compagine “avversaria”, ovvero la Forza Italia tanto spesso presa di mira del gruppo leghista.

Va bene che in guerra e amore tutto è concesso, ma se è vero che la facciata va pur sempre salvata, è più probabile immaginare che l’appoggio della Azzaretti possa arrivare (ben gradito) ma dirottato sotto forma di lista civica. Proprio le civiche, dicono i bene informati, saranno un format piuttosto gettonato alle prossime elezioni, al punto da creare un quadro molto frammentato per il primo turno elettorale.

Chi ha un buon bacino di voti personali, potrebbe ritenere svantaggioso diluirli all’interno di una lista di partito: la tentazione di offrire una “prova di forza” alle urne e usarla come merce di scambio ad un eventuale ballottaggio è ghiotta, e chi ha i muscoli ben allenati potrebbe non lasciarsela sfuggire. Ghezzi docet.

L’ingegnere Dem ha infatti silurato il Pd, reo di nicchiare troppo a lungo sulle primarie e di indulgere in un troppo sfacciato flirt con i 5 Stelle locali. Correrà da solo pure lui, forse con l’appoggio di Italia Viva, +Europa e Leu. Forse. Buio anche sulle intenzioni del gruppo Affronti: candidassero un loro uomo per una corsa solitaria, sarebbe sicuramente Nicola, figlio di Paolo.

Il quadro politico oggi è quanto mai fumoso. è il gioco delle parti, si sa, ma le bocche restano cucite come non mai. Strappare un’intervista è impresa ardua, nessuno vuole sbilanciarsi. Oltre a sorbirsi l’ormai stucchevole ping pong mediatico Azzaretti – Rocca non resta che rimpiangere i bei vecchi tempi del “puparo” Alpeggiani, abile non solo a manovrare la politica locale, ma a dare in pasto alla stampa gustosi “spuntini” di riflessione. Ci fosse ancora lui, difficilmente avremmo assistito alle uscite delle ultime settimane. In Forza Italia, partito in decomposizione, è iniziato il “si salvi chi può”.

Di fronte ad una emorragia che pare inarrestabile, risulta comprensibile il tentativo del segretario Rocca di fare la voce grossa con la Azzaretti, un tentativo di chiudere la stalla arrivato però quando i buoi sono scappati.

Qualcuno crede davvero che il ritiro delle deleghe alla donna da 508 voti sia arrivato come un fulmine a ciel sereno? Se i politici in corsa sono come cavalli, solo un colossale brocco avrebbe rinunciato per questioni personali all’apporto del suo stallone leader a pochi mesi dalla corsa più importante.

Più facile dedurre che quest’ultimo avesse già deciso di cambiare casacca di suo. D’altra parte, se i Beatles dopo la morte del loro manager Brian Epstein sono andati ognuno per conto suo, perché non dovrebbe capitare lo stesso agli “orfani” di Giovanni Alpeggiani?

La Azzaretti, ormai a briglia sciolta, utilizza le sue armi senza remore: fa breccia sui social nei cuori dei follower. La sua bacheca, ad ogni post, si riempie di manifestazioni di stima e affetto e c’è chi si dichiara pronto a seguirla (leggi votarla) incondizionatamente qualsiasi scelta faccia. Capitano, mio capitano.

Altroché Salvini.

Con lui Marina condivide la passione per i social, la sua immagine nazionalpopolare e consapevolmente (e orgogliosamente) populista ne fa la protagonista incontrastata della scena locale, nonostante qualche osservatore “nerd” faccia notare che i suoi “like” non sono più quelli di una volta, al punto che considerare scontato il pacchetto voti già acquisito potrebbe rivelarsi un azzardo.

La Lega a questo giro fa il mazzo e da tempo ha adottato il basso profilo e indossato la “faccia da poker” . Spizza le sue carte ma non dà segnali. Siccome siamo in Oltrepò, fosse una “brisca in cinque” sarebbero tutti al tavolo ad aspettare il seme della chiamata. Solo allora, forse, vedremo i primi bluff.

di Nilo Combi