VOGHERA – CHI ANDRÀ A PALAZZO?

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Domenica 4 e lunedì 5 ottobre gli elettori vogheresi tornano al ballottaggio. Al primo turno, infatti, nessuno dei candidati è riuscito a raggiungere la fatidica soglia del 50%. A fronteggiarsi saranno i due aspiranti sindaci che si sono classificati nelle prime due posizioni: Paola Garlaschelli e Nicola Affronti. Si riparte dunque da un confronto a due. Ma quali sono i possibili scenari in caso di vittoria o dell’uno o dell’altro?  Va detto che qualora un candidato alla carica di sindaco sia proclamato eletto al secondo turno, alla lista o al gruppo di liste ad esso collegate che non abbia già conseguito, ai sensi dell’articolo 73, comma 8, del T.U.E.L., viene assegnato il 60% dei seggi, “sempreché nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate al primo turno abbia già superato nel turno medesimo il 50% dei voti validi”.  Nessuno ha il 50%, quindi il 60% va alle liste collegate al sindaco. In sostanza: 15 seggi alla maggioranza. Gli scranni restanti vengono assegnati alle altre liste o gruppi di liste presenti nella competizione elettorale: 9 seggi. Attenzione, però: non entrano rappresentanti di tutte le liste perdenti, perché è stabilito dalla legge uno sbarramento del 3%. Questo non significa che chi ha preso il 3% entra automaticamente in Consiglio Comunale, ma che entra di diritto nel meccanismo di ripartizione dei seggi. Questo avviene con il “metodo D’Hondt”, ben noto e altrettanto temuto tanto dagli uffici elettorali, quanto dai candidati consiglieri. Di che si tratta? Ce lo spiega ancora l’articolo 73: “Per l’assegnazione del numero dei consiglieri a ciascuna lista o a ciascun gruppo di liste collegate, nel turno di elezione del sindaco, con i rispettivi candidati alla carica di sindaco si divide la cifra elettorale di ciascuna lista o gruppo di liste collegate successivamente per 1, 2, 3, 4,… sino a concorrenza del numero dei consiglieri da eleggere e quindi si scelgono, fra i quozienti così ottenuti, i più alti, in numero eguale a quello dei consiglieri da eleggere, disponendoli in una graduatoria decrescente. Ciascuna lista o gruppo di liste avrà tanti rappresentanti quanti sono i quozienti ad essa appartenenti compresi nella graduatoria”.  Abbiamo fatto, preferenze e normative alla mano, qualche calcolo: ecco quelli che dovrebbero essere i risultati del voto in caso di vittoria dell’uno o dell’altro candidato (salvo casi particolari, sui quali esiste una giurisprudenza del Consiglio di Stato).       

“Una precisazione: come è ovvio, questa proiezione è da intendersi come una mero calcolo “ufficioso”. Non sostituisce in alcun modo il prezioso lavoro dell’Ufficio Elettorale, che è chiamato a stabilire la composizione “ufficiale”. Sul web girano anche interpretazioni differenti, che al pari di questa non trovano – e fino a lunedì non possono trovare – alcuna conferma ufficiale. L’unica certezza è che, alla fine, saranno gli elettori a decretare i vincitori. E questo è quel che conta davvero.”                                                                                                                                                                                                                                                                      di Pier Luigi Feltri