VOGHERA – IL “CONFINE” PIÙ PERICOLOSO

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Vogherese di nascita ma di famiglia lombardo-veneta con DNA materno brasiliano, ultimo di tre figli, Classe 1990, è un noto musicista, per la precisione bassista, attore e cabarettista. Nell’anno del suo trentunesimo compleanno, però, un altro talento artistico prende il sopravvento: ha scritto e dirigerà il suo primo film. Horror. In primavera. Abbiamo incontrato Giulio Oldrati.

Giulio. Iniziamo da… «Immagino voglia sapere un po’ di vita e curriculum. Allora… Mi sono diplomato al Liceo Scientifico, a Voghera, ed ho poi studiato Basso Elettrico diplomandomi alla Nam di Milano».

Non ha proseguito negli studi universitari? «No. Ho avuto l’occasione di trovare un lavoro subito terminato il Liceo ed ho preferito così. Anche per non ulteriormente gravare sul bilancio familiare appunto per la frequentazione della scuola musicale. Che nel frattempo, la musica intendo, era diventata un’esigenza prioritaria. E nel 2014 sono così riuscito ad iscrivermi alla Nam, diplomandomi nel 2016. Sono stati tre anni “pesanti”, tra studio e lavoro, ma sentivo profondamente che così doveva essere».

Altre passioni erano già esplose, però… «Beh, nel frattempo già suonavo con formazioni, con bands. Ho iniziato nel 2007 con i miei storici amici Andrea Civini, batterista, ed Alessandro Favale, chitarrista e voce, in un gruppo che si chiamava Break-Point. Ricordo il nostro primo concerto al Cu-Cu di Torrazza Coste. Nel contempo mi stavo rapidamente avvicinando alle Arti Visive, in senso generale. Era un mondo dove tutte le mie passioni, cioè musica, fotografia e creatività d’immagine, si potevano fondere in un unico progetto».

Quali di queste Arti era però imperante? «Non posso definirmi un “fissato” della fotografia, anche se mi piace davvero molto, ma da sempre l’ho usata, mi passi il termine, per meglio definire il “contesto di ripresa video”: la composizione geometrica e l’attenzione alla prospettiva fotografica, ai punti della messa a fuoco, sono l’anima della successiva ripresa filmata. è però l’immagine in movimento che, alla fine, mi suscita emozione. Abbinando a volte un’altra mia passione, coltivata dalla nascita, che è il disegno. Disegno sempre molto, utilizzando i pennarelli. è proprio lo stile “Inchiostro” il mio preferito! Ed infine, una “cultura” che mi son costruito da auto-didatta è la Storia dell’Arte».

è pomposo, barocco, romantico come propensione musicale e visiva oppure è un minimalista? «Mi definisco “Realista”. Un “Realista” però del mondo onirico, che è il mio preferito. Ma realizzare un’Opera fantastica implica costi produttivi, la maggior parte delle volte, proibitivi, se non sei un professionista affermato, ahimè. Quindi, non sentendomi più di tanto coinvolto dal genere minimalista, sono certamente incline al realismo. Quello del grande Cinema italiano del dopoguerra».

Quali sono i nomi di riferimento preferiti? «Oniricamente, il primo in assoluto è David Lynch, senza dubbio! E poi un incontro per me tardivo, che molto ha segnato il mio gusto cinematografico, è stato il nostro Maestro Federico Fellini! Una volta approcciato, la vera folgorazione è arrivata con “8 1/2”, ovviamente: la rappresentazione dei sogni e dei desideri che tutti noi abbiamo!».

La sua cultura cinematografica è autodidatta? «Nell’insieme generale sì. L’applicazione alla ripresa è iniziata “rubando” qua e là tecniche e segreti che vedevo messi in opera da altri. Un grande consigliere è stato certamente il regista, anche lui vogherese, Marco Rosson. Un vero talento, pluripremiato in tutto il mondo. Non tralasciando il fatto che ho studiato anche teatro, prima. Con Bruno Cavanna, dal 2013. Parecchi sono stati gli spettacoli portati in scena, anche, direi, impegnativi: ad esempio, “La Cantatrice Calva” di Eugène Ionesco, “Radio Argo”, dramma basato su racconti mitologici con protagonisti Menelao, Agamennone e molti eroi lirici greci… uno degli spettacoli che più mi ha appassionato».

Ed anche il Cabaret, ad un certo punto… «Il percorso cabarettistico è iniziato con il Garpez, uno spettacolo-laboratorio tutto fatto da ragazzi! Tutti autori dei propri pezzi, supportati dai consigli dei colleghi, una situazione davvero stimolante e bella! Con il Garpez abbiamo solcato palcoscenici di zona ed oltre: Milano, Torino, Vercelli, Alessandria, i primi che mi sovvengono».

Oltre a questo curriculum artistico di tutto rispetto, lei però inserisce in questi anni anche lo studio di Video Editing… «Che è la professione che svolgo attualmente, da due anni, per Sky Italia Tv. Dopo, anche qui, molta applicazione da autodidatta, nel 2015 inizio una serie di corsi online, che mi portano ad ottenere una Certificazione del programma di editing “Adobe Premier” con il Gruppo Internazionale “Espero”. Studiando, all’interno dei corsi, anche altri software, come ad esempio Photoshop… Proseguendo contemporaneamente con un altro corso di Montaggio Video a cura di Davide Vasta, uno dei migliori professionisti del settore a livello nazionale».

Video Editing che sempre più rappresenta una fondamentale parte di lavorazione della pellicola… «Assolutamente. è la cara, vecchia “Post-Produzione”. La tecnologia di settore è talmente cresciuta, iperbolicamente, al punto di diventare, talvolta, un serio problema nell’ottenimento di risultato finale. Mi spiego. Negli ultimi anni, confidando nelle magie dell’editing, molto spesso la qualità del “girato”, delle scene riprese in produzione, si rivela davvero molto povera di qualità. E noi editor ci ritroviamo a fare i conti con veri e propri salvataggi acrobatici delle pellicole!».

Quando arriva l’idea di produrre un lavoro cinematografico in proprio? «Mi è sempre piaciuto scrivere storie, storie che da sempre nascono, mia inclinazione, in realtà come fossero sceneggiature. Ma l’idea di questa produzione che mi accingo ad iniziare è stata proprio una folgorazione!».

Giunta in un momento insospettabile? «Esatto! Durante il lockdown, probabilmente nel subconscio ispirato dalla segregazione che era in corso, un giorno che ero alla guida rilassata, della mia automobile, dal nulla… ho immaginato quest’uomo, questo ragazzo, questo personaggio che vive chiuso tra le mura di una stanza. Si scopre, durante la pellicola, che la motivazione di questa estraneazione dal mondo, apparentemente dovuta a socio-patologia o limite indotto dalla pandemia, in realtà ha ben altra motivazione: non può attraversare i “Confini”. Che è il titolo del mio Corto Horror!».

Questi “Confini” hanno quindi più significati? «Sono sipari tra ambienti diversi, non solo fisici, ovviamente, ma immaginari, emotivi, profondamente avvertiti, ed anche sovrannaturali. Sono “Confini” pericolosi, certamente. La metafora è, di base, il limite della sua mente, all’interno della quale va a crearsi un mondo periglioso e temibile, invalicabile. Tentarne il superamento potrebbe essere drammatico e letale. Un reminder di Prometeo, che rubò il fuoco agli Dei. Come il greco personaggio mitologico, anche il mio protagonista non si può salvare, ma nel contempo non può morire, tranne… e qui mi fermo».

Lei ha scritto soggetto, sceneggiatura, ritengo eseguirà il Video Editing finale, e sarà anche il regista del film? Quali altre figure la supporteranno? «Ha detto tutto giusto, ma devo precisarle che sarà un Cortometraggio della durata di massimo 18 minuti. Spero vivamente di riuscire a rimanere all’interno di questa tempistica. Inoltre, sono anche cameraman insieme all’amico, e strepitoso talento, Jakub Pielarz, studente dell’Istituto Europeo di Design a Milano. La mia fiducia nel suo “occhio”, sia fotografico che cinematografico, è totale. Aiuto-regia e Casting Manager è Alberto Mastromarino, regista teatrale già in carriera dalle eccelse qualità professionali ed umane. Production Manager e factotum imprescindibile è Giulia Bona, la Direttrice Artistica del Voghera Film Festival. Costumi e Make-up/Trucchi, ruolo decisivo per la riuscita della parte horror, saranno in carico a Eleonorita Acquaviva, moglie del già citato Maestro Marco Rosson, strepitosa truccatrice! Scenografa ed aiuto-costumista è Maria Vittoria Giaccoboni, laureanda magistrale proprio in materia. L’attore protagonista è Marcello Spinetta, già in forza al Teatro Stabile di Torino e professionista incredibile, mentre il principale ruolo femminile è di Francesca Ragno, cantante ed attrice diplomata all’SDM di Milano. A completare il cast abbiamo due ballerine, Alice Di Vito ed Alice Boschini: la prima Alice, anche bravissima cantante, è una Hip-hop dancer, mentre la seconda, solo in ordine d’intervista e non per rango, è una bravissima professionista della Danza Contemporanea. Non posso però rivelare i rispettivi ruoli all’interno della pellicola. Dimenticavo la Colonna Sonora, che è originale ed inedita interamente composta da me, mentre tutta la Produzione Sonora è in carico all’amico e musicista, chitarrista e produttore, di ben nota bravura Alessandro Tuvo, che insieme alla compagna Carolina Bertelegni forma l’apprezzato, molto apprezzato, duo “Family Business”. Ed infine, comparse a sorpresa…».

di Lele Baiardi

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