VOGHERA – IL PD FA L’ANALISI DEL VOTO ED È SCONTRO TOTALE

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È arrivata negli scorsi giorni l’analisi del voto da parte del Partito Democratico, uscito sconfitto nelle elezioni amministrative
vogheresi, insieme alla coalizione trainata dal candidato sindaco Nicola Affronti. La fase pre-elettorale, come si ricorderà, è
stata molto travagliata. In un primo momento sembrava che il centrosinistra dovesse organizzare le primarie, come già
avvenuto in occasione della tornata precedente, aperte a tutto il campo progressista. All’interno del PD si era subito posta la
candidatura di Ilaria Balduzzi, consigliera comunale uscente, ed era data per scontata la partecipazione in prima persona di Pier
Ezio Ghezzi, già candidato sindaco della coalizione dem nel 2015. Le primarie erano state organizzate, ed era stato varato un
regolamento; ma la data ha subito alcuni ritardi a causa del mutato scenario nazionale. Il Partito Democratico, infatti, nel
frattempo aveva stretto un’alleanza con il Movimento Cinque Stelle per mantenere Giuseppe Conte a Palazzo Chigi
estromettendo al contempo la Lega dall’esecutivo. Alcuni si chiedevano se quel copione non si potesse replicare anche a livello
locale. E in effetti pare ci siano stati contatti in tal senso, senza che tuttavia questi abbiano portato ad alcun accordo. Morale: i
mesi sono passati, nel frattempo Pier Ezio Ghezzi è uscito dal Partito Democratico (all’interno del quale, va detto, aveva ormai
più nemici che amici) e ha creato intorno a sé una coalizione composta da elementi civici e di campo progressista. Il Partito
Democratico, archiviate definitivamente le primarie, nel mese di luglio si è poi accodato all’alleanza che si era formata fra
UDC, alcuni fuoriusciti da Forza Italia ed elementi provenienti dal civismo, fra i quali il movimento di Fabio Aquilini.
Alleanza che aveva già un candidato sindaco, nella persona del Presidente del Consiglio comunale uscente, Nicola Affronti.
Che già da mesi aveva annunciato di voler correre per la fascia di primo cittadino iriense.
Il resto è storia: Affronti è riuscito a raggiungere l’obiettivo del ballottaggio, ma la spinta propulsiva del Partito Democratico –
che pure, certo, immaginava una certa emorragia di voti, diretta conseguenza della coraggiosa scelta di appoggiare un
candidato che per molto tempo era stato distante – si è esaurita in una percentuale di elettori molto esigua e molto inferiore alle
aspettative.
Da qui la necessità di un’analisi approfondita, che è avvenuta durante l’assemblea degli iscritti, la scorsa settimana. Al termine
della quale la segretaria del circolo, Alessandra Bazardi, ha rilasciato questa dichiarazione: “Il risultato elettorale metteva in
forte discussione il mio ruolo in primis. Io da subito, prima del ballottaggio, mi sono dichiarata a disposizione per ogni
decisione che fosse per il bene del partito. Non nego molta emozione nel vedere il consenso, la fiducia e il supporto degli
iscritti che per me sono la massima espressione del partito, coloro che mi hanno eletto e a cui devo riferire. Ma soprattutto
sono il patrimonio più grande del partito”
.
Prosegue Bazardi: “Per questa fase si è deciso di ripartire da me e da un gruppo dirigente che sarà sicuramente rinnovato nelle persone ma soprattutto nel metodo di lavoro. Io farò di tutto per ricambiare la fiducia iniziando a lavorare, dialogare, coinvolgere chi vorrà in progetti e impegni, ricucire rapporti interrotti e soprattutto riconquistare gli elettori perduti. Sfida tutt’altro che
semplice. I risultati elettorali sicuramente severi non devono però farci dimenticare che il PD è fatto di uomini e donne
perbene, preparate, serie, che hanno a cuore il partito e che sono disposte a impegnarsi per la comunità politica. Il Pd deve
tornare ad essere il protagonista del campo di centrosinistra senza timori, la forza trainante per essere l’alternativa. Ma per
riuscirci deve essere unito e fare una proposta convincente nei contenuti e nelle persone. Come dice il segretario Zingaretti il
PD deve essere il partito del “noi”, non dell’”io”, quindi massima collegialità e compattezza da parte di tutti se si vogliono
ottenere risultati.”
Il risultato, ma soprattutto il processo che lì ha portato, ha tuttavia lasciato parecchi strascichi. Molti, per
esempio, hanno accusato Ilaria Balduzzi di presenzialismo. Di certo è stata la più mediatica fra i candidati del centrosinistra;
motivo ne sono, forse, i rumors che la volevano vice-sindaco in pectore, in caso di vittoria dell’alleanza Affronti. Secondo
alcuni, tuttavia, i malumori erano ancora più antichi, relativi alla candidatura a sindaco poi sfumata.
Balduzzi, in ogni caso, oggi siede sui banchi del Consiglio Comunale. Le abbiamo chiesto qualche informazione ulteriore sul momento che si sta vivendo.
Balduzzi, negli ultimi giorni in casa PD si è aperta una crisi che in molti si aspettavano, e lei è un po’ al centro della
vicenda. Qual è la sua analisi, dal voto che vi ha visti soccombere alla coalizione a trazione leghista, fino ad oggi?

«È un dato di fatto che anche a Voghera la sinistra (allargata alla compagine che è attualmente al governo con noi, e cioè i
Cinque Stelle e anche alla componente moderata) litiga, si divide e perde. Mi verrebbe da dire che qui ciò avviene per motivi
solo apparentemente politici ma in fondo principalmente personali, cosa che non dovrebbe mai essere in politica.
È altro dato di fatto che per andare d’accordo serve un progetto comune e condiviso, quindi il lasciare da parte i personalismi e
soprattutto la volontà di fare un percorso assieme per il bene della città. Indipendentemente da strumenti quali possono essere
le primarie. Che per altro io personalmente non ho mai rifiutato, anzi alla Festa dell’Unità 2019 a Rivanazzano ho dato la mia
disponibilità proprio per quelle, pur sapendo che c’era già un’altra persona, allora ancora nel PD, che ambiva ad essere il
candidato, in nome della pluralità e di coloro che me lo avevano chiesto.»
Lei crede che se il centrosinistra si fosse presentato con un’unica formazione alle elezioni avrebbe avuto chance di
vittoria?
«Voghera è una città solidale, democratica, antifascista, valoriale ma anche moderata, produttiva, culturale e ci chiede di fare questo sforzo comune. Non so se oggi una compagine unitaria potrebbe avere la maggioranza come era stato, ahimè per l’ultima volta, ai tempi di Scotti con il quale avevo iniziato il mio impegno politico ormai 30 anni fa. Sicuramente varrebbe la
pena di provarci. Anzi, oserei dire, che anche queste recenti elezioni hanno dimostrato che non ci sono molte alternative.»
E pensa esista concretamente questa possibilità, dopo gli stracci volati nella preparazione alla competizione elettorale
appena conclusa?
«Ci vuole la volontà di tutti per riunificare il centro sinistra. Ad oggi non la vedo. Vedo principalmente strizzate d’occhio, e anche qualcosa in più, alla maggioranza, la ricerca del sostegno della maggioranza per influenzare le tutele previste dallo Statuto per la minoranza (si veda la Commissione elettorale e per le pari opportunità), atteggiamenti molto indulgenti nei
confronti di ogni atto della nuova amministrazione, astensioni nelle votazioni. Sempre con la scusa del rodaggio ma prima o
poi si dovrà ben crescere.»
Quale dovrebbe essere – indipendentemente da chi ne farà parte – la proposta cui lavorare nei prossimi cinque anni, in modo tale da presentarsi alla prossima scadenza elettorale con un progetto non figlio di accordi dell’ultimo minuto odelle ultime settimane? «La città ha bisogno di un progetto realmente nuovo e innovativo, audace, coraggioso. Tutti i progetti messi singolarmente in campo dalla Sinistra (anche allargata), vuoi per gli interlocutori, vuoi per i contenuti, non hanno saputo intercettare questo desiderio di novità coniugato alla conoscenza della città e dei suoi problemi e ad un approccio veloce ed immediato della loro risoluzione.»
Negli ultimi giorni, dicevamo, è emersa una certa divisione di vedute fra alcune frange del Partito Democratico e lei,
l’unica consigliera eletta. Ma è anche evidente che le ragioni vanno ricercate più indietro. Qual è il suo punto di vista?

«La decisione con la quale il Coordinamento del PD vogherese, su proposta della Segreteria, ha preso la decisione di alleanza
con UDC e parte di FI, non è avvenuta all’unanimità. Era stato però anche deciso che il PD si presentasse al tavolo
dell’alleanza con la propria candidata a pari dignità con altri che fossero posti sul tavolo. Ad oggi non so se ciò è avvenuto. Mi
è stato risposto che era un’alternativa non percorribile. Io e le persone che hanno sempre creduto in me ci siamo fidati delle valutazioni di dirigenti di partito più esperti e navigati e questo è un errore che non rifarei. Ha pagato di più la coerenza mostrata dal Segretario e gli organismi direttivi di Vigevano (seppur in un panorama diverso) che non considerando le indicazioni del provinciale per forzate e tardive alleanze, ha proseguito con la propria candidatura ed, è pur vero, che non si è arrivati al ballottaggio ma, se il risultato finale è stato poi comunque quello, almeno lì il PD non ha perso tutto il consenso come da noi, con numerosi voti di preferenza personale.»
Perché l’analisi della sconfitta arriva soltanto oggi? «Io, di mio, sono una persona abituata alla disciplina; quindi se si intraprende una strada la porto fino in fondo, come ho fatto, con convinzione ed entusiasmo e, devo dire, che ho trovato alcuni “compagni” di questo breve e tardivo viaggio con i quali sicuramente, se lo vorranno, una volta passata questa batosta, si potrà collaborare e concretizzare qualcosa per la città. Io non sono un’esperta di numeri (non questi), exit poll e previsioni ma, facendo la campagna elettorale, era evidente che c’era qualcosa di distorto nelle percentuali che giravano all’interno dell’alleanza in quei giorni e che ci pensavano vittoriosi al primo turno. La percezione nella città era un’altra. Per l’alleanza al primo turno non così disastrosa come poi è apparsa al ballottaggio. Per il Pd già dal primo turno.»
Già, ma il primo turno si è svolto ormai tre mesi fa. Perché parlarne soltanto adesso? «Si arriva con troppo ritardo a dar voce innanzitutto agli iscritti e io avrei poi aperto il dibattito anche alla città, senza timori di esporsi al giudizio. L’unica che si è dimessa da qualche organo direttivo è stata Liliana Giampetruzzi dalla Segreteria, e la cosa è stata tenuta quasi nascosta, non per volere della diretta interessata ma, immagino, per evitare di aprire qualsiasi falla. Io, per miei impegni personali, ho potuto partecipare poco alla stesura del documento al quale si è dedicato con le migliori intenzioni il dottor Paolo Sanbartolomeo, che noi tutti dobbiamo ringraziare così come per la stesura del programma; però resta un documento vecchio, dove si dicono cose ovvie, che ci si vuole aprire ma non si sono fatti i passi conseguenti affinché queste non restino soltanto delle dichiarazioni di intenti. Come possiamo pensare che la città creda che ci vogliamo aprire alla società civile se per 3 mesi abbiamo rilasciato dei no comment?»
Qual è la sua posizione all’interno del partito? «All’interno del partito si vive, ormai da mesi, in una situazione surreale aspettando che “ha da passa’ a nuttata”. Anziché essere valorizzata come unico consigliere del PD (senza le preferenze prese dalla sottoscritta probabilmente il PD non sarebbe stato nemmeno rappresentato in Consiglio) sono praticamente ignorata se non banalizzata in virtù del fatto che il partito deve essere rilanciato. In questo, devo dire, il PD non dimostra di essere molto accogliente verso chi si mette a disposizione con il proprio tempo, le proprie competenze ed impegno e ovviamente, di conseguenza, nutre anche aspirazioni di affermazione personale. In questo, seppure con spinte altamente egocentriche, è da capire ed interpretare il comportamento di chi se ne è andato sbattendo la porta e covando per questo sentimenti di rivalsa e vendetta; oppure chi si approccia per la prima volta; o chi, nel partito, consapevole delle proprie capacità, viene emarginato.»
Intravede all’orizzonte la possibilità di un rilancio? «Mai si è arrivati così in basso (7 per cento) ma se le basi del rilancio consistono nell’agire come se niente sia successo, con lo status quo inalterato e arroccato, accettando che decisioni vogheresi siano prese altrove, con una politica fatta da caffè ai bar (finché si sono potuti prendere), pettegolezzi, con il togliere e ridare amicizie su Facebook e in mancanza di un dialogo, io continuerò ad essere a disposizione della città e dei cittadini e fare l’opposizione in Consiglio Comunale che è poi quello che ho imparato e so fare, ad oggi quasi in totale solitudine; ma comunque non demorderò con occhio vigile e orecchie attente e all’ascolto sperando in tempi migliori.»
Cosa deve restare di queste elezioni? «L’elettorato ha voluto punirci e farci capire che la scelta fatta, forse per il troppo poco tempo a disposizione per essere digerita e compresa, non è piaciuta. Per quanto ci sforzassimo di dire che il programma era innovativo, ed in effetti per certi aspetti lo era, non è stato capito o non lo era abbastanza. Non abbiamo saputo intercettare il desiderio di novità. Non siamo stati abbastanza coraggiosi. Personalmente sono molto soddisfatta del risultato raggiunto in termini di preferenze: sono la più votata del PD, della coalizione e dell’intera opposizione; una dei pochi fra chi era già stato candidato nel 2015, anche nella maggioranza, ad aver aumentato le preferenze. La città di Voghera, a parte certi casi eccezionali che però cambiano di elezione in elezione e anche su questo ci sarebbe da interrogarsi, non è una città molto abituata ad esprimere il voto di preferenza.»
Come ha iniziato la nuova legislatura sugli scranni di Palazzo Gounela? «Come Consigliere Comunale ho iniziato, attraverso puntuali interrogazioni, a porre temi concreti come il superamento delle faide personali interne al centrodestra per la gestione di ASM. Ho presentato formalmente la proposta di una Commissione Speciale Consiliare sulle tematiche riguardanti Asm: non in modo
specifico per le questioni gestionali poco chiare sollevate da più parti (anche se il nostro Statuto prevede a tal fine anche le
commissioni di indagine), ma anche per delineare in maniera trasparente e condivisa le future strategie della società
partecipata. La risposta da parte dell’Amministrazione, per bocca della Sindaca, è stata negativa. Se riusciremo ad avere le
firme di un terzo dei consiglieri, ripresenteremo la proposta come “Ordine del giorno” al voto del Consiglio.
Ancora prima del primo Consiglio Comunale di insediamento avevo presentato una interrogazione al Sindaco e all’Assessore
al Bilancio in cui evidenziavo le tante risorse trasferite dallo Stato che sono arrivate al Comune di Voghera (3 milioni e 100
fino a quel momento) e gli impieghi che ancora erano troppo modesti oltre naturalmente a coprire le minori entrate. Nel mese
di dicembre arriveranno (anzi sono già arrivati in questi giorni) ulteriori 308.000 che potranno essere iscritti a bilancio solo con
Delibera di Giunta senza bisogno di variazione in Consiglio ma proprio anche per questa straordinarietà sarà necessaria una
maniera molto trasparente di utilizzo e assegnazione di tali risorse.»
di Pier Luigi Feltri

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