Voghera: il Viqueria punta alla promozione

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Una bella storia di sport iniziata per caso, in un giorno qualunque, grazie ad un’amicizia. E’ nata così, quattro anni fa, la società di calcio Viqueria. Per capire meglio la nascita e lo sviluppo di questa realtà locale abbiamo chiacchierato con il direttore generale Umberto Baggini, con il presidente Alessandro Guarrata e con il mister Marco Cremonesi.
Direttore, lei che è presente fin dal primo giorno, ci può raccontare la nascita di questa società?
«Eravamo in un bar di Voghera, tra amici. Uno di questi ha espresso il desiderio, visto che aveva giocato per molto tempo a calcio, di poter fare l’allenatore di una squadra. Si trattava di Marco Cremonesi, nostro attuale mister: un ‘ragazzo’ di ormai 50 anni che ha giocato nelle squadre dilettantistiche della zona, in eccellenza e promozione, e ha una certa esperienza nel settore. Siamo così partiti quattro anni per questa avventura!».
Perché avete scelto questo nome?
«Viqueria è il vecchio nome in latino di Voghera. L’abbiamo scelto per differenziarci dalla Vogherese, la squadra già esistente della città. Noi della Viqueria, staff e giocatori, siamo tutti di Voghera e dei paesi limitrofi. Una bella soddisfazione».
Com’è stato il rodaggio del primo anno?
«Grazie ad alcuni sponsor e amici che ci hanno accompagnato in quest’avventura, siamo riusciti ad essere promossi dalla terza alla seconda categoria. Il nostro sogno, a quel punto, è stato di giocare al Parisi, il mitico stadio della nostra città. Poi è arrivato il secondo anno… ma è arrivato anche il Covid. Eravamo in terza posizione, ad un passo dalla promozione, quando hanno fermato tutto. Anche l’anno scorso, dopo sole tre partite, è stato sospeso tutto…».
Quest’anno, invece, come procede?
«La grande notizia di quest’anno è che siamo riusciti a giocare al Parisi! Grazie ad amicizie e all’amministrazione comunale di Voghera, finalmente il nostro sogno si è avverato! Finalmente abbiamo il nostro pubblico!».
Prima di arrivare allo stadio Parisi, dove si disputavano le partite?
«Sul campo di Rivanazzano Terme, di Bastida Pancarana e su quello del Nord Voghera. Quest’ultimo un campo di ripiego che non permetteva un buon gioco».
Dopo aver realizzato questo sogno, qual è il prossimo?
«Naturalmente quello di salire di categoria! Abbiamo presentato la squadra: un gruppo di 27 giocatori, inserendo, rispetto alla vecchia rosa, qualche ragazzo nettamente da categoria, quindi siamo speranzosi di riuscire ad ottenere ottimi risultati e di raggiungere il nostro obiettivo».
Lei è il direttore generale. Di che cosa si occupa esattamente?
«Sono un po’ un tuttofare. Faccio dal postino al segretario: sono in pensione e posso permettermelo. Il direttore generale tratta i giocatori, tratta gli stipendi e la logistica, per poi relazionare tutto al presidente».
Insomma… una squadra nata da poco, ma con già successi alle spalle e tanta voglia di crescere ancora: avete costruito molto in poco tempo.
«C’è una cosa che ci fa onore: l’unico campionato a cui abbiamo partecipato ci ha permesso la promozione. Gli altri campionati sono stati sospesi causa Covid. Molto probabilmente, se avessimo potuto disputare tutti i campionati, il nostro sogno della promozione si sarebbe realizzato prima!».
Mister Cremonesi, con lei possiamo parlare della squadra e dei giocatori. Ci spiega come è cresciuta questa rosa?
«Abbiamo iniziato quattro anni fa da zero. Abbiamo preso ragazzi disponibili a venire da noi e a sposare quello che era un progetto, un sogno di alcuni amici. Il primo anno abbiamo partecipato alla Coppa Lombardia arrivando ai quarti di finale e poi siamo arrivati ai playoff vincendo la semifinale e la finale e siamo saliti subito di categoria. L’anno successivo, mantenendo sempre gli stessi ragazzi e aggiungendo solo un paio di acquisti nuovi, siamo partiti con ambizioni ma poche aspettative, essendo neopromossi. Invece le cose si stavano mettendo bene, considerando che eravamo terzi in classifica quando a febbraio 2020 hanno stoppato tutto per il Covid. Eravamo ad un punto dalla seconda, quindi in piena zona promozione, e lanciati per fare un altro bel salto».
La vostra ambizione è salire di categoria…
«Certo. Ma andando avanti come abbiamo sempre fatto, cioè divertendoci noi per primi. E cercando di avere un buon seguito, perché anche ‘fuori’ la gente che ci segue si deve divertire. In queste categorie, non essendoci tradizioni centenarie, come può essere per squadre di serie maggiori, conta tanto anche il divertimento. Se chi viene a seguirci vede una squadra che gioca bene e si diverte, sicuramente passa un buon pomeriggio!».
Il Campionato è appena iniziato e due partite per fare pronostici sono poche. Le sue sensazioni?
«Siamo partiti con uno 0 a 0 in casa. Poi è arrivata una sconfitta purtroppo. La prossima la giocheremo in casa e cercheremo assolutamente di vincere, sempre attraverso il bel gioco. Abbiamo una rosa con tantissimi giovani: in queste categorie c’è l’obbligo di avere tre giovani e noi ne abbiamo una decina. Una cosa buona per il futuro, visto che sono giovani che stanno crescendo con noi. Poi abbiamo fatto qualche innesto, decisamente di ‘spessore’ per la categoria. L’ambizione è sempre la stessa, quella di arrivare a giocarci la promozione. Ci sono due modi per arrivarci: una è vincere il campionato e l’altra è quella di arrivare ai playoff».
Lei è mister da quattro anni, da quando è iniziata l’avventura del Viqueria. Nessun cedimento o strappo con la società. Qual è il segreto?
«Innanzitutto è veramente un motivo di orgoglio per me essere ancora su questa panchina. Vuol dire che io sto bene con loro e loro stanno bene con me. Una nota di merito, poi, la vorrei fare alla società e non è una sviolinata: in queste categorie si fa in fretta a perdere l’entusiasmo quando le cose non vanno bene, ma in questi anni ho notato che tutte le persone della dirigenza quando ti danno la fiducia poi la mantengono. Non è un risultato negativo che rompe gli equilibri. Questa è una cosa che ti permette di stare sereno e di lavorare bene».
Alessandro Guarrata, milanese di origine, ma da anni residente a Rivanazzano Terme, dopo un’esperienza con la Rivanazzanese, è subentrato a Ivan Rota alla presidenza della società.Presidente cosa ci può raccontare di questa bella realtà?
«Ho abbracciato questo progetto grazie all’entusiasmo che lo circonda. La carica positiva che c’è, la voglia di mettersi in gioco, la voglia di fare: tutti elementi e indicazioni morali ed etiche che mi sono sempre piaciute e che ho trovato confacenti con la mia idea di sport. è stato un matrimonio molto facile da realizzare e gestire. Sono entrato al Viqueria un anno dopo la sua fondazione come vicepresidente e poi sono diventato il presidente l’anno successivo. Un amore a prima vista insomma!
Anche nei confronti dei ragazzi abbiamo speso sempre parole positive. Abbiamo sempre detto che il Viqueria deve essere inteso sì come un contesto competitivo come è quello di un campionato, ma anche come un ambiente familiare. I ragazzi non devono avere problemi a dirci le loro mancanze, ad avere un dialogo aperto: cerchiamo così di avere ampia serenità. Il calcio deve rimanere sempre un divertimento in primis. Poi è chiaro che l’agonismo ne fa parte, come in ogni attività sportiva: ‘l’importante è partecipare’ non è una frase che mi piace molto! Però, in confronto ad ambienti in cui questo viene esasperato, si può dire che nel nostro caso l’agonismo c’è e lo facciamo anche vedere, ma cercando di mantenerlo nell’ottica del divertimento e del rispetto dell’avversario e della dirigenza. Diamo le regole del buon padre di famiglia, insomma».
Un aspetto molto importante, anche per i tanti giovani che avete in squadra.
«Diciamo che facciamo la nostra parte. Abbiamo davvero dei bravi ragazzi in rosa: pur vivendo nella loro giovinezza, come è giusto che sia e come abbiamo fatto tutti noi, è una bella gioventù e non può che farci piacere questa cosa. Sono giovani che studiano o lavorano, una gioventù sana. Io sono stato ragazzino negli anni di piombo, un adolescente cresciuto a Milano, con tutti i pro e contro di una grande città, quindi ho un’ampia visione del mondo giovanile. Ed è per questo che mi fa piacere vedere come sono i nostri ragazzi. Per esempio, quando non sono in allenamento, non vederli sempre con la testa abbassata sul cellulare… è una ‘vittoria’ enorme! Non hanno il divieto di usare gli smartphone, è proprio che non ne sentono la necessità quando sono insieme. Un gruppo di ragazzi che piano piano hanno fatto amicizia, che si frequentano anche fuori dal campo. Un risultato davvero eccezionale».

di Elisa Ajelli

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