VOGHERA – INDAGINI PROCURA SU PRESUNTI BROGLI ELETTORALI

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La polizia giudiziaria questa mattina si è recata in Comune a Voghera per acquisire documenti riguardanti un’indagine su un presunto caso di corruzione elettorale. L’inchiesta è partita in seguito ad un esposto presentato da un gruppo di cittadini, che sostengono di essere stati contattati durante la campagna elettorale per le ultime elezioni comunali, svoltesi nello scorso mese di settembre. Un esponente politico, secondo quanto viene affermato nella denuncia, avrebbe proposto loro una ricompensa in denaro in cambio di voti. La Procura di Pavia, dopo aver ricevuto l’esposto, ha avviato gli accertamenti per far luce sull’ episodio. L’odierna acquisizione di documenti in municipio è direttamente collegata a questa azione investigativa. Al momento non risultano indagati. Ma l’indagine è ancora in pieno svolgimento. La polizia giudiziaria è l’insieme degli uffici di polizia incaricati di svolgere attività d’investigazione giudiziaria. La funzione di polizia giudiziaria ha carattere di ausiliarità e collateralità rispetto alla funzione del Pubblico Ministero, al quale spetta l’esercizio dell’azione penale e, dunque, la realizzazione della pretesa punitiva dello Stato. Il voto di scambio si riferisce all’azione di un candidato che chiede il voto a un elettore in cambio di un tornaconto personale, di favori leciti o illeciti o denaro. Lo scambio non deve necessariamente essere avvenuto, ma è sufficiente la promessa o l’accordo tra le due parti. La modifica del Codice penale, recentemente approvata, va ad estendere l’ambito di applicazione dell’articolo 416 ter e ad inasprirne le pene. Precisamente, la nuova formulazione persegue “chiunque accetti, direttamente o a mezzo di intermediari, la promessa di procurare voti da parte di soggetti appartenenti alle associazioni di tipo mafioso in cambio di una controprestazione.” Anche l’oggetto della controprestazione viene esteso: dunque, lo “scambio” potrà riguardare erogazioni o promessa di denaro, di qualunque altra utilità ed anche la disponibilità a soddisfare gli interessi dell’associazione mafiosa. Infine, la promessa di denaro o altre utilità, è penalmente rilevante anche se fatta a mezzo di intermediari e non dal diretto interessato. Con la modifica, la reclusione per voto di scambio è da 10 a 15 anni (mentre nel vecchio testo era da 6 a 12 anni). Oltre all’innalzamento di pena di cui sopra, la modifica della disciplina penale del voto di scambio aggiunge anche una circostanza aggravante: se il politico che ha utilizzato il voto di scambio viene eletto – proprio grazie alla sua condotta criminosa – la reclusione è aumentata fino a 22 anni. Tale aggravante è specificamente mirata a scongiurare e reprimere i comportamenti elettorali politico-mafiosi, sia rispetto al concorso esterno di reato che alla direzione e partecipazione associativa. Chi si rende colpevole di voto di scambio, oltre alla reclusione, rischia anche la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, vale a dire che il condannato sarà per sempre privato del diritto di elettorato attivo e passivo, di ogni pubblico ufficio e di ogni incarico non obbligatorio di pubblico servizio, della qualità di tutore legale o di curatore, dei gradi e delle dignità accademiche nonché della possibilità di esserne insignito.