VOGHERA – L’UDC SCRIVE AL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO “LA REPUBBLICA” PER SEGNALARE L’ARTICOLO LESIVO DELL’IMMAGINE DELLA CITTÀ

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Non si placa la polemica per l’articolo apparso sul quotidiano “La Repubblica” a firma Paolo Berizzi, gli esponenti dell’UDC del Comune di Voghera, Nicola Affronti, Elisa Piombini, Simona Panigazzi, Daniela Galloni e Gianfranco Geremondia hanno scritto una lettera di  segnalazione al Direttore de “La Repubblica” e per conoscenza all’Ordine Giornalisti della Lombardia. Ecco il testo della lettera :  

“Al Direttore de “La Repubblica” E p.c. Ordine Giornalisti della Lombardia

Oggetto: “Il Corona Virus e le slot” segnalazione articolo lesivo dell’immagine della Città di Voghera.

 Vorremmo portare alla vostra attenzione l’articolo di Paolo Berizzi pubblicato sulla versione On Line di Repubblica il 26/02/2020 e nell’edizione tradizionale del giornale del 27/02, riguardante il CoronaVirus e il suo impatto sulla città di Voghera. Intendiamo da subito significarVi il nostro completo disappunto sul modo di redigere tale articolo poiché lo riteniamo come amministratori di Voghera, lesivo dell’immagine di una città, che in questo momento come tutta la Lombardia sta vivendo un momento difficile, emotivamente e commercialmente a causa dell’allarme CoVid-19. L’articolo avrebbe dovuto riportare gli effetti dell’emergenza, la preoccupazione a livello sanitario, la gestione delle istituzioni nel contenere il panico, non divulgare notizie non corrispondenti alla realtà, come quella che ci dipinge barricati in casa. Anche l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia ha correttamente invitato i propri iscritti a non creare allarmismo e panico al fine di non danneggiare anche l’economia locale ritraendo in modo errato ciò che sta accadendo a causa di questa emergenza sanitaria, dove tutti noi siamo impegnati con serietà a fornire alla cittadinanza solo notizie con fonte certa al fine di non creare inutile allarmismo tra la gente che è già abbastanza preoccupata per la situazione. Crediamo che si potesse anche descrivere Voghera, con le eccellenze del suo ospedale dove tutti si stanno prodigando per far fronte all’emergenza: dai medici, agli infermieri e gli operatori tutti. Il Nostro ospedale dove i medici e non solo, che magari si ammalano per curare chi ha bisogno. Crediamo che si potesse anche dipingerla come un crocevia importante del nord, con le sue autostrade, l’importante snodo ferroviario, le sue aziende, la sua operosa gente, quale culla di grandi figure della storia scientifica, imprenditoriale, culturale, della moda o come la città dell’istituto agrario più all’avanguardia della Lombardia. Si poteva ancora raccontare Voghera attraverso le sue eccellenze gastronomiche, agganciandoci le delizie e bellezze dell’Oltrepò. Invece no. Si è descritta la capitale dell’Oltrepò, un luogo, dove le slot sono l’unica attrattiva. Sbagliando pure, nel titolo e nella foto, l’ubicazione dell’Iper, che non appartiene al comune di Voghera, ma a quello confinante di Montebello della Battaglia. Ovviamente si cerca sempre la zona d’ombra che fa notizia, in nome dell’ informazione che possa fare scalpore. Ci auguriamo che un giornale come Repubblica voglia rimediare a questo disastroso articolo per ridare dignità alla nostra città. Distinti saluti,

Gli esponenti UDC – Comune di Voghera: Nicola Affronti – Presidente Consiglio Comunale Città di Voghera Elisa Piombini – Capogruppo UDC – Consiglio Comunale Città di Voghera Simona Panigazzi – Assessore (UDC) – Città di Voghera Daniela Galloni – Consigliere Comunale e Vice Capogruppo UDC – Città di Voghera Gianfranco Geremondia – Assessore (UDC) – Città di Voghera.

Ed ecco il testo dell’articolo apparso sul quotidiano “La Repubblica” il 26 Febbraio.

“Voghera si barrica per il contagio della commessa. La capitale delle slot si svuota. Sei positivi, ospedale civico chiuso. Il sindaco: “Non aggiungerò nuove restrizioni”

E nella “Las Vegas d’Italia”, alla slot, uscì il numero 90: la paura. Un reparto dell’ospedale in quarantena, gente per strada che la conti sulle dita di una mano, bar deserti nonostante la nuova dead line calata dall’ordinanza regionale (apertura anche dopo le 18, ma solo con servizio al tavolo) e, soprattutto, nonostante la nota passione dei vogheresi per il gioco d’azzardo: macchinette dei locali pubblici in primis. E poi le gallerie spopolate dell’Iper di Montebello. Formalmente è un altro comune, ma, insomma, serve la città e fino a una settimana fa era pieno. 

E’ bastato si spargesse la notizia – confermata – che la commessa quarantaquattrenne di un negozio del centro commerciale era stata contagiata dal coronavirus. Gliel’ha trasmesso il fidanzato – uno dei primi pazienti finiti in cura, abita a Zavattarello – e lei lo ha trasmesso al padre. Fanno tre. Ai quali poi si aggiungono altri tre pazienti residenti a Voghera: tra loro c’è una dottoressa dell’ospedale civico. Lavora nel reparto di Medicina. Che da ieri mattina è, di fatto, chiuso. Tutti sono stati messi precauzionalmente in quarantena: medici, infermieri, pazienti. Una quarantina di persone. Non sono numeri leggeri in rapporto alla popolazione. Non devono spaventare ma vanno pesati. Sei in un ospedale. Sei in una città di nemmeno 40 mila abitanti: il terzo comune della provincia pavese dopo Pavia e Vigevano. “Siamo in stretto contatto con l’azienda socio-sanitaria di Pavia – spiega il sindaco, Carlo Barbieri -. Posso garantire che la situazione è sotto controllo e che i pazienti contagiati non sono gravi. Sono monitorati costantemente e quasi tutti – a quanto mi risulta – sono a casa”.

L’ospedale di Voghera, come altri sette presìdi della provincia, dipende dalla Asst di Pavia. Che per quanto riguarda i bollettini ufficiali rimanda ai dispacci di Regione Lombardia, unica agenzia titolata ad aggiornare la contabilità di vittime e malati. Dopodiché i tre contagiati vogheresi, più gli altri tre legati, diciamo, al centro commerciale (che abitano in Alta Valle Staffora), sono confermati. Così come la presenza di altri due pazienti colpiti dal corona a Stradella. Nel frullatore della psicosi di questi giorni girano voci fuori controllo: una parla di un altro caso sospetto, all’attenzione dei sanitari, sempre interno all’ospedale ma in un reparto diverso da Medicina. Al momento non è riscontrato. “Come in altre province anche qui tra la gente si è diffusa una forma di estrema agitazione – fanno sapere fonti dell’azienda sanitaria pavese -. Stiamo andando nella direzione di una progressiva normalizzazione: i casi accertati vengono curati, per il resto non ci sono criticità particolari”.

Qualcuno è stupito del fatto che a Voghera l’amministrazione non abbia emesso ordinanze e si sia limitata ad adeguarsi a quella regionale. “Mi sembra ben articolata e non ho ritenuto di aggiungere altre restrizioni o limitazioni”, aggiunge il sindaco Barbieri. La vita delle città è spesso una carambola. In questi anni di Voghera si è parlato soprattutto per un altro virus contagioso: il gioco. Una piaga che il primo cittadino definisce si “nazionale”, ma che, e ne è pienamente consapevole, continua a etichettare la popolazione. Le ultime statistiche parlano chiaro: con un apparecchio di gioco ogni 93 abitanti e una spesa annua pro-capite di duemila euro, la città ha superato la vicina Pavia, che prima deteneva il record della città più ludopatica d’Italia. Capitale del gioco d’azzardo ai tempi cupi del coronavirus. Con la fila davanti alle slot ai bar con gli orari regimentati. Il destino di Voghera. In questa parabola, forse, la celebre espressione idiomatica sulle casalinghe può aiutare ad alleggerire il clima. Poi torni all’Iper di Montebello: entri nelle gallerie del centro commerciale, in fondo a una distesa di grandi magazzini. Alle 12,30 – orario solitamente di grande afflusso – la scena è quasi spettrale. Le presenze si riducono agli addetti dei negozi e a pochissimi clienti, più che altro nei punti ristoro. Una bambina cammina con i genitori e starnutisce. Due commesse si guardano e restano in silenzio.”