VOGHERA – “LA PASSIONE NON BASTA PER FAR LE COSE PER BENE”

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Incontriamo un grande musicista vogherese, compositore, arrangiatore, programmatore elettronico, produttore. Insomma, un’eccellenza dell’Arte, come avremo modo di scoprire, al di l? della nostra terra oltrepadana: Marco Forni

Marco, so che la sua carriera professionale è gigantesca, e riassumerla è come far entrare una spiaggia in un secchiello, però… proviamoci! Con la musica è stato amore da subito?

“Immediatamente! Mia mamma suonava ogni tanto qualcosa al pianoforte in casa quando ero piccolo, ed io ogni tanto riuscivo a ripetere qualche melodia. A 3 o 4 anni tentavo di suonare le canzoni che ascoltavo in Tv, ad esempio durante il Festival di Sanremo… Chiesi presto di poter andare a lezione di pianoforte per approfondire lo studio di questo strumento meraviglioso”.

Iniziando quindi dalla musica classica?

“Certo. Ho avuto come Maestro un grande pianista, il M° Aldo Bertone, insegnante di Conservatorio, con il quale ho percorso un cammino di studio classico fondamentale alla mia formazione, anche se poi dall’adolescenza…”.

Cosa avviene?

“A 14 anni ricevo in regalo dai miei genitori un organo elettrico, e li mi si apre davanti un mondo nuovo! Ricordo interi pomeriggi passati a sperimentare le possibilit? , che allora mi parevano infinite, di questo strumento che rapisce e davvero trasforma la mia passione…”.

E’ allora che comincia ad appassionarsi alla musica, chiamiamola, moderna?

“Comincio a prestare più attenzione alla tecnologia ed all’elettronica, che presto diventa la mia seconda passione! Continuando però a studiare musica classica tutti i giorni, anche perchè era proprio una cosa mia, una compagna di gioco…

Chiarisco meglio il concetto: io ripeto sempre a giovani e talvolta anche a colleghi che vivere di musica non significa sfruttare quest’Arte per diventare ricchi, belli e famosi. Vivere di musica vuol dire considerarla la compagna della vita: la tua giornata, il tuo pensiero, la tua crescita è musica. Se la musica, o qualsiasi arte, viene considerata a mò di trampolino per la fortuna e/o la fama, insomma business, il rapporto con lei perde di serenit? , diventa un mero utilizzo che molto facilmente ti deluder? , ti far? star male…”.

Voglio punzecchiarla: lo dice ora che è un famoso e stimato professionista per tingere di poesia il suo percorso o lo ha sempre pensato anche a quei tempi?

“Le rispondo con un sorriso, perché capisco e legittimo la punzecchiatura, ma le assicuro che la mia filosofia è stata sempre questa. I miei inizi non sono stati di ricerca del brano di successo, della formazione/band che potesse avere uno spiraglio nel mondo discografico, etc. … Ho iniziato a suonare con altri amici in formazioni giovanili perchè non potevo fare a meno di suonare, era l’equivalente del campetto da calcio degli amici non musicisti!

Avevamo 15 o 16 anni, usavamo l’Opus di Casei Gerola come sala prove quasi tutti i pomeriggi, provavamo una valanga di canzoni, tutte quelle che ci venivano in mente! Per me, però, il momento meno bello era quando bisognava provare una scaletta di brani per suonare a qualche festa, tipo negli oratori cittadini: non riuscivo proprio a digerire il fatto che l’ispirazione venisse inscatolata in un prodotto da ‘far sentire’! Avrei voluto portare in palcoscenico la stessa atmosfera della sala prove, dove una regola precisa non c’era, dove il bello era semplicemente… suonare!”.

Un’atmosfera però impossibile da riproporre, ad esempio, al fianco dei famosissimi Artisti con i quali anni dopo si è ritrovato a collaborare… Come arriva ai grandi palcoscenici, anche internazionali?

“Mamma mia, questa è una storia lunga da accorciare! Allora: dalla scoperta dell’organo elettrico adolescenziale, negli anni successivi, oltre alla passione musicale investo anche sulla crescita qualitativa della mia strumentazione. Ecco, questa scelta pionieristica dell’elettronica è certamente stata utile alla mia crescita: era l’inizio degli anni ’80 e la musica diventava sempre più da ballare, tanto per intenderci.

La mia conoscenza elettronica certamente favorisce anche l’ampliamento dei contatti professionali, e, oltre ad innumerevoli produzioni in studio come musicista di Jingles pubblicitari e sigle televisive, nel 1983 entro a far parte del gruppo di un grande amico e professionista: Bruno D’Andrea. Una sera del 1984 siamo in scena alla ‘Bussola’ di Viareggio del grande Bernardini (il locale che ha dato i natali a Mina, n.d.r.), ed ospiti in sala sono Luis Miguel ed Eros Ramazzotti, neo vincitore del Sanremo Giovani con il brano ‘Terra Promessa’. Vengo contattato in serata ed alcuni mesi dopo chiamato a Milano da Piero Cassano, fondatore dei Matia Bazar e produttore di Eros, che mi propone un accordo per il tour live del 1985, anno in cui Ramazzotti presenta al Festival ‘Una Storia Importante’. Accetto un contratto per 30 date estive, che diventeranno più di 100 fino a fine ’85!”.

E da quella tournèe decolla una fase professionale importantissima…

“Sì. Con Eros ho collaborato 11 anni, sino al 1996, diventando Direttore musicale dei suoi concerti e gestendo musicisti internazionali importantissimi, uno su tutti Phil Palmer, chitarrista e produttore inglese, con il quale ho realizzato e continuo a realizzare importanti produzioni…”.

E poi ancora?

“E poi due parentesi con due Artisti a mio parere immensi, che mi hanno dato tanto: Ivano Fossati nel 1987 ed Enzo Jannacci nell’89. Poi dalla met? dei ’90 la collaborazione con Renato Zero, un altro Artista incredibile! Con lui ho fatto 5 tour live, diversi lavori in studio tra arrangiamenti, programmazioni elettroniche e produzioni di brani disseminati nei vari Album, ed ancora, ultimo solo a livello cronologico, l’amico e nostro conterraneo Max Pezzali dal 2007 al 2009, tour durante il quale è stato registrato l’Album dal vivo “Max Live”…”.

Oltre a tutto ciò, in tutti questi anni ci sono state molte promozioni televisive a supporto dei prodotti discografici: lei partecipava anche a queste?

“Innumerevoli ospitate in programmi televisivi, specialmente con Ramazzotti che è un’Artista internazionale! Non le saprei dire quante e dove, talmente tante sono state! Europa, Nord e Sud America, e poi ovviamente le promozioni televisive nazionali degli altri Artisti… Insomma, avevo sempre la valigia in mano”.

Parla al passato perchè ora è più casalingo?

“L’ho detto in apertura d’intervista: io compongo, arrangio, produco in studio, insomma sono un musicista, prima di tutto. L’esperienza di tutti quei tour è stata certamente impagabile, ma se devo scegliere non ho dubbi: lo Studio tutta la vita! Pensi che sono più di 30 anni che creo ed arrangio musica nella stessa stanza di casa! E’ il mio Eden! E qui, prima a cavallo dei tour e negli ultimi anni con molta più frequenza, continuo a lavorare a produzioni e progetti”.

Ad esempio?

“In questa stanza, con Phil Palmer, ho composto la Colonna Sonora di ‘3 uomini e una gamba’, e collaborato alla produzione ed arrangiamenti di molti Artisti italiani, tra i quali Gianni Morandi, Massimo Di Cataldo, Paola e Chiara, Paolo Meneguzzi, Ron, Ivana Spagna, Giorgio Faletti, Mariella Nava, Alex Baroni…”.

Un carnet di collaborazioni davvero straordinario! Al quale so che si aggiunge da alcuni anni anche il Talent Show principe…

“Esatto. Proprio alcune tra le sopracitate produzioni vennero realizzate allo Studio Metropolis in Milano, di propriet? del grande Lucio Fabbri: lo studio di registrazione è il centro produttivo del programma X Factor. Ci siamo in quelle occasioni conosciuti e stimati reciprocamente, ed alla seconda edizione di X Factor, Roberto Rossi della Sony mi convocò per propormi di collaborare alla programmazione ed agli arrangiamenti dei brani dei concorrenti insieme a Fabbri. Direi una collaborazione molto produttiva, visto che questo sar? il nostro 9° anno insieme”.

Lei ha rapporti diretti quindi con i concorrenti?

No, i miei rapporti sono con i vocal coach o con i giudici. In rarissime occasioni ho preferito aver contatto diretto con qualche concorrente in virtù della difficolt? di realizzazione del brano prescelto dal giudice. Capita a volte di dover stravolgere completamente un brano, ad esempio ‘The Final Countdown’ degli Europe trasformato in un tango alla Astor Piazzolla per Chiara Galliazzo…”.

Dobbiamo concludere, Marco. Certamente le vanno enormi complimenti per essere riuscito a realizzare tutto il descritto, che risulta assolutamente Opera gigantesca e molto complessa e difficile! Cosa si augura Marco Forni per gli anni a venire?

“Senza dubbio voglio incrementare e dar continuit? alla mia ispirazione compositiva, voglio scrivere tanta musica! E mi piacerebbe riuscire a trasmettere a giovani assetati di musica le mie esperienze, la mia storia, i miei segreti, le abilit? che ho raccolto nel mio decorso. Ho sempre pensato quanto mi sarebbe piaciuto poter aver avuto, ad esempio, il gigantesco Pino Calvi come Maestro e Mentore: tutto sarebbe stato meno difficile, certamente, e non sarei stato così solo, così dipendente esclusivamente da me stesso durante la mia crescita. Vorrei essere d’aiuto ad altri, anche per rendere più chiara l’etica della musica, il rispetto del palcoscenico, la seriet? e la professionalit? necessarie… la semplice passione non basta per far le cose per bene!”.

Un contatto?

www.marcoforni.com . Grazie di cuore”.

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