VOGHERA – PROFESSIONE SARTA DA UOMO: “HO FATTO UN SALTO NEL BUIO”

374

La tradizione legata agli abiti da sartoria, soprattutto per uomo, è purtroppo un’arte che si sta estinguendo. A meno che non si parli di ambiti legati all’alta moda, difficilmente si riesce a trovare un comune artigiano che realizza abiti su misura per uomo di una certa qualità. Ci sono sempre realtà appartenenti alla tradizione, ma non è di certo facile trovare contesti adatti per farsi fare un vestito ad hoc. Difficile è anche trovare spazio per un giovane per apprendere un mestiere del genere, considerando anche la poca disponibilità e rintracciabilità di artigiani disposti a tramandare il mestiere. Tuttavia, l’abito per uomo da sartoria è un prodotto pregiato e d’alta qualità e, soprattutto per quanto riguarda il Made in Italy, la qualità è invidiabile in tutto il mondo. Dopo un’apparente fase in cui sembrava che quest’arte fosse destinata a rimanere confinata nelle menti di una vecchia generazione, si sta assistendo a una progressiva riscoperta delle maestrie sartoriali. Giovani sarti che si avvicinano ed esplorano il mondo del “su misura”, all’insegna dell’innovazione e affermazione di questi antichi segreti artigianali. A Voghera Silvia Sartorello ha aperto da quattro anni  “Sartorello Bespoke”, atelier di sartoria da uomo in via XX Settembre. Una sarta da uomo. La cosa ci ha incuriosito perché è abbastanza strano trovare una donna che opera in un settore da sempre per tradizione riservato ai maschi.

In una città di provincia come Voghera, in Oltrepò , dove tutto sembra così difficile da far decollare, come riesce ad affermarsi  Sartorello Bespoke? «Ho, come dico sempre, fatto un salto nel buio aprendo questa sartoria  nel 2016, nel periodo natalizio sperando che la creazione di un capo da uomo realizzato completamente a mano fosse compresa dai potenziali clienti e devo dire che ho avuto subito un riscontro molto positivo, il lavoro artigianale viene ancora recepito e apprezzato».

Quando si pensa alla  sartoria da uomo  per tradizione si pensa ad un sarto che entra in sintonia e riesce meglio a capire le esigenze dei suoi clienti. Una professione tramandata da padre in figlio per generazioni come ad esempio succede nella tradizione sartoriale napoletana famosa in tutto il mondo. Come mai lei, Silvia, ha deciso di dedicarsi a questo lavoro oserei dire prettamente maschile? «La mia non è una tradizione di famiglia, si può dire oltretutto che, con l’avvento del capo confezionato, si è saltata una generazione nel campo della sartoria da uomo. Sono nata a Voghera, ho fatto una scuola specialistica di tecniche sartoriali e ho per lungo tempo lavorato nell’ambito della moda a Roma. La scuola mi ha dato molte competenze nell’ambito della modellistica che mi sono poi tornate molto utili nel tempo. Ho intrapreso il percorso della sartoria maschile per caso quando conobbi l’amministratore delegato di MSC Crociere, Francesco Parmigiani, una persona che ammiravo tantissimo per la sua eleganza, con un gusto per l’abbigliamento non comune. Spesso e volentieri mi complimentavo con lui per i suoi completi e lui mi confidò di avere un sarto molto bravo a Genova che confezionava tutti i suoi abiti. A Roma collaboravo con Stone Island e C.P.Company, due marchi di abbigliamento maschile e quindi ero già, diciamo, nel settore moda uomo. Quando persi il lavoro perché l’azienda lasciò a casa diversi addetti, questo mio amico mi propose di parlare con il suo sarto che ormai era in pensione ma che lavorava ancora per alcuni suoi clienti. Sono tornata a Voghera e, in attesa di trovare lavoro, pensavo a Milano, ho iniziato ad “andare a bottega” dall’illustre sarto Antonio Carrozzo, presidente dell’”Accademia dei sartori” e vincitore, nella sua carriera, di diversi premi “Forbici d’oro”».

è stato impegnativo, immagino, l’apprendimento della professione dal sarto Carrozzo, quali difficoltà ha incontrato e come è stata accolta in sartoria? «Antonio era un sarto vecchio stampo, molto esigente che lavorava con la moglie Carmen e quando sono arrivata io, avevano appena chiuso l’atelier, tenendosi i clienti più affezionati a cui non potevano dire di no, tra cui il mio amico Francesco. Inizialmente Antonio non voleva che una ragazza facesse il suo lavoro, perché in sartoria c’erano le donne ma facevano lavori differenti, come le occhiellature, le rifiniture a mano e poi diceva che un cliente, avendo a che fare con una donna, avrebbe avuto difficoltà ad accordarle fiducia. Dopo aver cercato di dissuadermi dall’idea di intraprendere questa professione, vista la mia tenacia nel voler andare avanti e la mia passione nell’apprendere, ha accettato l’idea e lì ho cominciato ad imparare tutti i segreti di questo mondo affascinante. Sono stata “a bottega” circa tre anni, viaggiando da Voghera a Genova  tutti i giorni, non è stato facile ma molto appassionante e devo dire che Antonio, dopo poco, ha capito che volevo farcela a tutti i costi ed ha iniziato ad apprezzare il mio lavoro. Mi diceva sempre: “tu devi rubare con gli occhi, questo è un mestiere che si impara guardando molto attentamente tutti i passaggi, devi imparare ed immagazzinare tutti i passaggi e le procedure e farle tue”. A fine giornata, portavo a casa “il compito” da realizzare per il giorno dopo, occhielli piuttosto che altri lavori per acquisire sempre più manualità».

Insomma una vera e propria scuola di sartoria di alto livello frequentata quando ormai non era più una ragazzina  che l’ha portata ad aprire il suo Atelier che gestisce completamente da sola «Sì, ho iniziato nel 2016 realizzando camicie da uomo su misura e sono arrivati i primi clienti. Devo dire che, di solito, si pensa che le prime richieste vengano dai conoscenti e invece sono arrivate tutte da persone sconosciute. Poi poco alla volta sono passata alla sartoria da uomo. La miglior pubblicità per l’Atelier sono i capi che realizzo e i clienti sono arrivati con il passa parola».

Qual è l’età media della sua clientela? «Il cliente più giovane ha 19 anni e il cliente più anziano ne ha più di 90. Ultimamente c’è un ritorno al capo su misura da uomo. Intanto si cerca il capo non omologato, che segue perfettamente la figura senza costringerla. Diciamo che, di solito, quando un cliente inizia a vestire su misura non riesce più a ritrovarsi nel confezionato. Ogni  abito realizzato completamente a mano,  conferisce morbidezza e vestibilità, ottenute da un taglio perfetto e dai materiali pregiati che vengono utilizzati quali lane, lini e cotoni delle migliori manifatture italiane. L’anatomia e la postura della persona per il sarto sono molto importanti  e di conseguenza si va a sagomare l’abito sul corpo per un completo comfort».

Sono passati quattro anni, la sartoria è decollata. Pensa di continuare a operare  qui in provincia o sogna di trasferirsi in una città più grande per ottenere maggiore visibilità? «Diciamo che ho un rapporto strano con Voghera: non l’ho mai sentita mia più di tanto, ho sempre cercato di scappare e di lavorare lontano. Quando ho aperto inizialmente non pensavo all’Atelier ma a un laboratorio con visita su appuntamento, mi sono buttata in questa avventura e sono pienamente soddisfatta. I miei clienti vengono anche da fuori, ho molto lavoro e sono felice di rimanere qui».

L’abito su misura è alla portata di tutte le tasche? «Secondo me sì, ad esempio per una cerimonia o un evento speciale in quanto più o meno con la stessa cifra che si spende  in un negozio specializzato si ha a disposizione un capo esclusivo di grande vestibilità e qualità che può essere riutilizzato nel tempo».

Ha recentemente partecipato al “Trofeo Arbiter” riservato ai sarti di eccellenza, che esperienza è stata? «Sono venuta a conoscenza di questo concorso grazie ad un mio cliente direttore di “Quattroruote” e mi sono iscritta. Il concorso era aperto a tutti gli artigiani professionisti del mestiere che hanno un laboratorio sul suolo italiano  che operano secondo i canoni dell’artigianalità sartoriale. Gli organizzatori hanno visitato il mio Atelier per vedere se avevo tutte le competenze  e i requisiti per la partecipazione, mi hanno fatto scegliere un tessuto per realizzare un abito da sottoporre ad una commissione di esperti. Il testimonial per i tessuti era la ditta Loro Piana e dovevo portare in sfilata un modello che indossasse la mia creazione. E così ho realizzato l’abito per il mio cliente direttore di “Quattroruote”, sono arrivata in finale tra le 36 eccellenze della sartoria per uomo. Una grande soddisfazione!»

Consiglierebbe ai giovani di scegliere il  percorso della sartoria artigianale? «Assolutamente sì, iscrivendosi all’accademia di sartoria e poi  facendo apprendistato presso un atelier di livello che è fondamentale per apprendere tutti i metodi ed i segreti di questa professione di tradizione che penso sarà sempre più apprezzata nei prossimi anni».

di Gabriella Draghi