VOGHERA – “SIAMO DAVVERO SICURI CHE DOVRANNO PASSARE 5 ANNI PRIMA DI RIPROVARCI?”

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Abbiamo incontrato Antonio Califano, 38 Anni, Funzionario Associazione di Categoria, già consigliere di amministrazione dell’ASP Pezzani di Voghera e di altre società a partecipazione pubblica, dirigente cittadino dell’UDC. Califano, dopo essersi candidato per la prima volta al Consiglio Comunale della città di Voghera, è risultato recordman della lista UDC con 195 preferenze: un ottimo risultato, considerando anche che è stato conseguito all’interno di una coalizione che è risultata essere minoritaria, e che è giunto dopo una campagna elettorale che lo ha visto protagonista, anche e soprattutto nella gestione della “macchina organizzativa” che sta dietro ad ogni campagna elettorale.

Lei è tra i volti “nuovi” della politica locale. Quando ha iniziato ad interessarsi di politica? «Volto nuovo tra i Consiglieri Comunali sì, ma a dispetto delle cariche elettorali qualche anno di esperienza nell’ambito non mi manca. Sono rimasto spesso in retrovia, quello sì, ma talvolta chi si impegna dietro le quinte riesce comunque a maturare una consapevolezza ed una conoscenza della “macchina” politica altrettanto valida rispetto a chi è costantemente impegnato alla ricerca del consenso in prima linea. La politica, ma più in generale l’interesse per il governo e l’amministrazione della “cosa pubblica”, sia essa di carattere locale, nazionale o sovranazionale, è una mia passione praticamente da sempre, percorso accademico compreso».

Lei si è candidato tra le file dell’UDC, a sostegno di Nicola Affronti. Quali sono le motivazioni politiche? «Pur con uno sguardo sempre attento rivolto all’area progressista, negli anni ho maturato la consapevolezza che la nostra società, e con essa la nostra città, abbia un marcato bisogno di un’area di centro forte, di popolarismo – non confondiamolo con il populismo, per carità – e soprattutto di moderazione, cardini della tradizione democratico cristiana. A Voghera l’Unione di Centro reputo sia non da oggi il partito che meglio rappresenta questa visione. Nicola Affronti il candidato giusto per provare a concretizzare, in questa fase, un progetto politico che tendesse proprio verso tale direzione».

Lei è passato da, mi conceda i il termine, “sconosciuto” all’elettorato al più votato della sua lista con 195 preferenze. Una soddisfazione politica ma anche personale. Qual è stata la sua carta vincente? «Ammetto un bel numero di preferenze, ne sono molto soddisfatto e di questo devo ringraziare in primis il partito nella sua interezza, senza distinzioni, dal Segretario Affronti (Paolo), ai veterani, agli amici e candidati più recenti, soprattutto se partiamo dal presupposto che la nostra forza mediatica nazionale non è paragonabile a quella di altri partiti che in questo momento, spero ancora per poco, godono di un effetto trascinamento molto più grande. Parlo di effetto mediatico non a caso, non certo di proposta politica, che reputo in qualche caso poco credibile, in altri casi totalmente fuori luogo. Devo poi ringraziare le persone a me più care che mi hanno sostenuto costantemente, sia moralmente che elettoralmente, dandomi fiducia aldilà di ogni appartenenza politica. Nessuna carta particolare quindi, ma tanto tanto impegno».

Lei ora è consigliere di minoranza. La nuova Giunta si è appena insediata: come giudica da queste poche settimane l’operato della squadra guidata da Paola Garlaschelli? «In gergo sportivo si definirebbe una falsa partenza. Comprendo la fase di luna di miele con alcuni settori dell’elettorato e della politica cittadina, non solo afferenti al centro destra, è nell’ordine delle cose, ma ho idea che non durerà ancora per molto. Noto interventi spot, più per generare effetti visibilità che non realmente efficaci alla risoluzione di problemi. Penso alle recenti presunte azioni sulla sicurezza, alle prese di posizione molto politiche e poco aziendalistiche su ASM, alla nomina di una Giunta che nel suo complesso presenta anomalie, ritorni al passato e contraddizioni proprio rispetto a quanto questa maggioranza diceva di voler fare nel proprio programma elettorale, aspetto che non ho mancato di evidenziare nella prima seduta del Consiglio Comunale. Vedremo, la certezza è che la nostra opposizione non mancherà di attenzionare minuziosamente l’operato dell’attuale Amministrazione».

Secondo la sua analisi politica – che certamente avrà fatto – perché Nicola Affronti ha perso? «Non penso abbia perso Nicola Affronti, ma abbia perso la coalizione tutta, i dati delle liste lo dimostrano benché l’UDC sia andato bene sfiorando l’8%, eleggendo tre consiglieri tra cui il candidato sindaco. Credo che il progetto politico fosse valido, serio ed innovativo, nato con un obiettivo ben preciso, non essere supini all’egemonia della Lega e delle forze sovraniste. Oltre ad essere bersaglio da più parti, forse proprio per la propria validità, questo progetto ha probabilmente scontato il poco tempo con cui si è giunti alla realizzazione ed alla presentazione dello stesso, questo ha inciso sulla possibilità di essere spiegato e compreso nel dovuto modo. Naturalmente avremmo poi auspicato una convergenza, almeno in corsa, da parte di chi in teoria sarebbe dovuto essere più affine alla natura politica di questa coalizione, ma che invece ha preferito rifugiarsi in più comodi posizionamenti per trarne vantaggio. Politicamente lecito? Certamente sì. Politicamente condivisibile? Decisamente no, perché credo che a perderci sia stata la città. Credo di fatto che l’area che si è riconosciuta nel candidato sindaco Ghezzi abbia consentito di fatto la vittoria della destra populista ed anche nel primo Consiglio Comunale mi pare che tale area abbia confermato un atteggiamento davvero molto accomodante verso questa Amministrazione».

In caso di vittoria in quale ruolo si sarebbe visto e perché? «Confesso di non averci mai pensato, non all’ipotesi che la nostra squadra potesse vincere, quanto al mio ruolo».

Da cittadino vogherese ancor prima che da politico, quali sono le criticità che riguardano Voghera e che più la preoccupano? «Voghera è la città in cui sono nato, sono cresciuto, dove vivo. è un luogo geograficamente baciato dalla fortuna, ma che non ha mai saputo fare squadra per poter massimizzare questo vantaggio. Voghera merita un rilancio vero, fondato su insediamenti produttivi non inquinanti e nuove opportunità di lavoro, su valorizzazione reale dei propri prodotti (non solo nelle fiere o nei mercati locali, seppur importanti, ma su scala nazionale ed internazionale, oggi l’e-commerce e le piattaforme digitali possono fare cose prima impensabili) e costruzione di network con il mondo agricolo, dell’impresa sociale e del Terzo Settore. E mai dimenticare il ruolo forte della cultura e del turismo, due facce della stessa medaglia, una vera e propria miniera d’oro che se utilizzata a dovere potrebbe generare ricchezza e valore sociale notevoli. Purtroppo, spesso manca questa voglia di volare alto e si preferisce trincerarsi in più accomodanti orticelli. è un peccato, ma ho tanta fiducia nella generazione millenials».

Lei è consigliere di recente nomina in Asm Vendita e Servizi. Che idea si è fatto di questa bagarre? «Di recente nomina e di recentissime dimissioni, essendo stato eletto consigliere comunale e non volendo incorrere in potenziali incompatibilità. Preferisco non entrare eccessivamente nel merito in quanto i vogheresi hanno dovuto assistere a già sin troppe polemiche, aspre e violente. Mi limito a dire che è necessario che gli accertamenti in atto facciano il loro corso. Qualora emergessero dei provati errori di gestione oltre che di valutazione, è giusto se ne traggano i debiti riflessi».

ASM: smantellare per vendere o reinvestire per rilanciare? «ASM è un patrimonio centrale per la città, anche grazie a chi con il proprio impegno e con il proprio lavoro prova a fare grande questa azienda, patrimonio della città e del territorio, non dimentichiamolo, soprattutto quando si fanno certe dichiarazioni che rischiano di essere lesive al valore di mercato di ASM e di mettere a rischio i posti di lavoro dei suoi dipendenti. Ci sono le basi per non vendere, auspico vi siano le basi per rilanciare con nuovi investimenti, come fatto sino ad ora».

Ci riproverà tra 5 anni? «Siamo davvero sicuri che dovranno passare 5 anni prima di riprovarci? Detto ciò, in realtà ora ciò che conta è svolgere al meglio il mandato che gli elettori mi e ci hanno affidato oggi. Non sarà facile, ma ci proveremo in tutto e per tutto. Il futuro è da scrivere, con dialogo, impegno e passione, proprio come abbiamo ripetuto nella nostra campagna elettorale».

di Silvia Colombini