VOGHERA – SICUREZZA, L’ASSESSORE TUONA: «CRITICHE DATE DALL’IGNORANZA»

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È l’assessorato più “caldo” del Comune di Voghera, quello su cui i cittadini avevano più aspettative, e che da subito ha fatto discutere. Quando si parla di sicurezza, infatti, a Voghera fioccano i dibattiti, e le misure sono sempre o troppo severe o troppo blande: lo sa bene il neoassessore Massimo Adriatici, avvocato ed ex poliziotto che dal primo giorno di mandato non ha esitato a prendere provvedimenti per rendere la sua città più vivibile e decorosa, così come aveva promesso in campagna elettorale. Di fatto, la sicurezza è stato il cavallo di battaglia della compagine leghista alle scorse amministrative, e da questo punto di vista la giunta Garlaschelli sta tenendo fede agli impegni presi con i suoi elettori. Delle azioni intraprese nelle prime settimane di governo e di quelle in programma per il futuro ne abbiamo parlato con lo stesso assessore, passando dai bivacchi alla viabilità, dalla polizia locale all’App Municipium.
Assessore, il suo arrivo a Palazzo Gounela si è fatto sentire. Quali sono state le sue priorità al momento dell’insediamento? «La prima, anzi la primissima, era quella di confrontarmi con la Polizia Locale, perché attuasse quelle piccole misure di pubblica sicurezza che negli ultimi anni non erano mai state adottate. La città di Voghera, infatti, ha un regolamento di polizia urbana con cui disciplina la condotta dei cittadini, nel quale sono riportate una serie di norme e di sanzioni che riguardano anche (ma non solo) l’utilizzo dei giardini e delle aree pubbliche, i bivacchi e l’accattonaggio. Il primo passo per una Voghera più sicura e ordinata, quindi, era quello di rendere operativo il regolamento esistente»
E così sono iniziati gli sgomberi che tanto hanno fatto discutere. «Sì, perché il nostro obiettivo era quello di riconsegnare le piazze ai cittadini di Voghera, che in certi casi facevano fatica a trovare una panchina su cui sedersi in tranquillità. Ecco perché abbiamo cominciato da piazza San Bovo e da piazzale Marconi, dove da anni le panchine erano diventate un punto di ritrovo per gli immigrati (regolari e clandestini) e per i richiedenti asilo che vi stazionavano a tutte le ore. Abbiamo effettuato numerosi controlli (anche 30 o quaranta in una sola giornata, cifre che danno l’idea di quanto fosse frequente questa situazione) e, per chi lo meritava, sono scattate segnalazioni e sanzioni. Vorrei chiarire che a nessuno è stato dato l’ergastolo: si tratta di pene pecuniarie lievi (non più di qualche decina di euro) che spesso non vengono nemmeno pagate perché i soggetti interessati non hanno la possibilità di farlo, e che servono più da deterrente che da vera e propria punizione. Anche nel caso del daspo che tanto ha fatto discutere non si trattava di una misura sproporzionata: alla ragazza interessata è stata fatta una multa di cento euro e le è stato chiesto di non tornare a sostare nello stesso punto per 48 ore. Inoltre abbiamo parlato a lungo con lei nel tentativo di aiutarla, e abbiamo anche coinvolto i servizi sociali del comune di residenza. Abbiamo fatto quello che potevamo, ma non possiamo costringere le persone ad accettare il nostro aiuto».
Le critiche in quell’occasione furono feroci. Vi accusarono di caccia alle streghe. «Critiche date dall’ignoranza dei fatti. Noi non abbiamo fatto e non faremo nessuna caccia alle streghe, semplicemente abbiamo chiesto e chiederemo a tutti (italiani e stranieri, residenti e non) di rispettare le regole che gli stessi cittadini vogheresi si sono imposti».
Qualcuno vi ha anche criticato dicendo che avete risolto il problema togliendole, le panchine. «Abbiamo tolto quelle ammalorate, è vero, per una questione di decoro. Visto che però le norme anti-Covid vietano comunque di sostarvi abbiamo aspettato un attimo prima di sostituirle: ci sono al vaglio anche altri interventi di riqualificazione, vorremmo quindi prendere la decisione in un’unica volta».
Cambiamo argomento, perché non vi siete occupati solo di aree pubbliche. «Un altro ambito in cui siamo già intervenuti e continueremo a intervenire è quello della viabilità. Su segnalazione di diversi cittadini abbiamo interdetto la circolazione dei mezzi pesanti in diverse vie (una su tutte Strada Frassolo), e ne abbiamo chiuse al traffico altre come via Topia, dove le distanze tra gli edifici consentivano a fatica il passaggio delle auto. L’idea è quella di rendere la viabilità vogherese più fluida e adatta alle esigenze dei cittadini, motivo per cui stiamo studiando la situazione in diverse aree della città. La stessa piazza Duomo sarà con tutta probabilità oggetto di qualche misura, anche se per il momento non c’è niente di certo: prima di tutto vogliamo aver chiaro il progetto a livello politico, e solo in un secondo momento lo sottoporremo ai tecnici».
Guardiamo ai prossimi mesi: cosa c’è in agenda? «Sicuramente la prosecuzione di quanto già iniziato, sia dal punto di vista della sicurezza che della viabilità A questo proposito un passo importante sarà l’assunzione di nuovi vigili urbani: il Comune ha poco personale e per lo più anziano, dunque è necessario un ampliamento delle forze in campo.
Sto facendo tutto il possibile per riuscire ad ottenere le risorse necessarie all’indizione di un nuovo bando: perché, si sa, la guerra senza soldati non la si può fare. Un altro punto in agenda riguarda poi l’assottigliamento delle distanze da cittadino e amministrazione, che in parte centra anche con il mio assessorato».
Cioè? «Cioè abbiamo ripreso ad utilizzare l’app Municipium, che nonostante fosse già attiva in passato era caduta un po’ in disuso. In pratica si tratta di una piattaforma attraverso cui possono essere segnalati problemi, irregolarità e criticità in ogni parte di Voghera, e che riguardano anche la sicurezza: una buca, un ramo pericolante, uno specchio rotto, un cartello mal posizionato. Noi ci impegniamo a prendere immediatamente provvedimenti, e a far sentire il cittadino vicino all’amministrazione».
Parliamo di sicurezza in tempo di Covid. Come vedrebbe l’adesione dei locali vogheresi all’iniziativa “IoApro”? «Io faccio parte di una fazione politica che, è noto, si trova in disaccordo con molte delle decisioni prese dal governo in questi mesi. Sono anche io dell’opinione che, con le dovute misure di sicurezza (capienza dimezzata, distanziamento ecc) si potrebbe lavorare, e quindi non sarei certo io a mandare i controlli in questi locali. Io capisco le difficoltà che stanno affrontando certe categorie di lavoratori, e sono consapevole che una sanzione salata potrebbe essere il colpo di grazia per tante attività. Dal mio canto sono disponibile al dialogo, però sono anche dell’idea che la soluzione non sia la trasgressione della norma. Ciò di cui ci sarebbe bisogno è piuttosto un intervento volto al cambio della norma: le manifestazioni, le istanze, i messaggi lanciati al governo sarebbero a mio avviso la cosa giusta da fare».
Sono state fatte, ma non sono servite a molto. «E questo è verissimo, ma succede perché la componente politica che attualmente prende le decisioni non rappresenta la maggioranza della popolazione. Ma qui andremmo ad aprire un capitolo nazionale che non compete a me: io non sono né ministro né parlamentare, sono solo un assessore comunale».

di Serena Simula

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