Zavattarello – “Il Bosco Incantato”, da 20 anni stimola la fantasia di grandi e piccini

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Zavattarello è uno dei borghi più belli d’Italia. Situato in una posizione strategica, il paese sorge nell’area dell’alta Val Tidone ma in Oltrepò Pavese, punto di incontro di quattro regioni: Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Liguria ed è  dominato dal Castello, un mirabile esempio di architettura militare, completamente costruito in pietra, con uno spessore murario fino a 4 metri: una fortezza inespugnabile che ha resistito a numerosi assedi. Oggi è interamente restaurato e visitabile, dalle prigioni scavate nella roccia alla cima della torre di avvistamento, da cui si gode un panorama mozzafiato delle vallate circostanti al parco circostante. Oltre a importanti fatti storici, il Castello Dal Verme è stato anche testimone di numerosi strani eventi che restano tuttora senza una plausibile spiegazione. Essi sono attribuiti allo spirito di Pietro dal Verme, signore del castello nel XV secolo. Si narra infatti che Pietro Dal Verme, avvelenato dalla sua seconda moglie Chiara Sforza il 17 ottobre 1485, sia la presenza che aleggia nelle sale del suo antico maniero. Numerose sono le testimonianze di avvenimenti inspiegabili accaduti nelle sale del castello di Zavattarello: sedie spostate, strani rumori, porte aperte misteriosamente, spartiti scomparsi durante i concerti, voci maschili senza volto, insomma visitando questi luoghi si compie un vero e proprio tour del mistero. All’interno del parco si può anche ammirare “Il Bosco Incantato” che durante la bella stagione è visitabile accompagnati dalle guide, Fausta Armella ed il marito Virgilio Bruni, gli stessi che con dedizione hanno curato l’allestimento del museo “Il Magazzino dei Ricordi”. In mezzo al Bosco si incontrano personaggi fiabeschi e alberi parlanti, la natura ammirata dagli occhi della fantasia, assume forme animate prendendo le sembianze più svariate: dal drago alla balena, dallo scoiattolo a un elefante. Abbiamo incontrato Fausta Armella e Virgilio Bruni, i quali insieme ad alcuni volontari si occupano dell’allestimento dei vari spazi dedicati alle fiabe.

Professoressa Armella, ci può dire quando e come è nata l’idea di un Bosco Incantato? «Fu nel 2001, quindi ormai vent’anni fa, in seguito ad un incontro con la signora Concetta Pugliese e i rappresentanti della Comunità Montana. Il tema era legato all’uso didattico del bosco lasciando spazio alla fantasia. Un bando prevedeva il contributo di 1500 euro per la realizzazione di un’opera nel bosco, da parte del Comune. Il sindaco non si è lasciato sfuggire l’occasione e accettò l’invito, incaricando un falegname per la realizzazione di un ponticello e del trono del Re del Bosco. Mio marito e io eravamo felici, ridendo e scherzando ci mettemmo all’opera pensando a come avremmo potuto trasformare il Bosco. Una vera sfida a suon di fantasia e immaginazione».

È vero che da ragazzi giocavate proprio qui, in questo spazio ai piedi del Castello? «Sì. Era il nostro luogo di incontro, per noi il bosco era particolare, suscitava fascino e nel contempo timore. Bastava un fruscio a scatenare la nostra immaginazione. Il bosco del Castello è stato per la mia generazione ma anche per quelle più recenti una tappa “obbligata” dei momenti di svago e aggregazione. Grazie a questi ricordi adolescenziali, uniti alla nostra fantasia, abbiamo realizzato tutto questo».

Una volta superato il cancello de il Bosco Incantato, che cosa trovano i visitatori? «Decine di personaggi legati a decine di storie, dai Puffi a Pinocchio, dal Paese delle Pulci alla Gallina Vanitosa, giusto per citarne qualcuna».

È mai capitato che qualche bimbo abbia suggerito di cambiare o aggiungere una storia o un personaggio? «Sì. Spesso ci propongono figure diverse anche in base ai racconti sentiti dai loro nonni. Ricordiamo un bimbo che era rimasto molto colpito dagli alberi parlanti e disse che prima di tutto si doveva capire come erano stati fatti, poi, ipotizzava che dovevano essere messi in circolo, non potevano parlarsi voltandosi le spalle, non sarebbero stati in grado di capirsi».

È vero che una vecchia storia aleggia in questo Bosco? Ce la raccontate? «È la storia di Zavattina, una vecchietta che abitava nel bosco e che durante le gelide giornate di inverno ospitando chi andava a raccogliere la legna, raccontava fiabe di fate e alberi parlanti. Quelle fiabe sono state tramandate fino ai nostri giorni così che i personaggi continuano a vivere».

Sono molti i visitatori del Bosco Incantato? «Moltissimi e vengono da tutte le parti anche da altre regioni. Possono venire a loro piacimento, l’ingresso è libero, non c’è alcun biglietto da pagare, inoltre abbiamo anche allestito uno spazio per il picnic».

Il Fine che vi eravate prefissati con l’allestimento di questo spazio è stato raggiunto? «Siamo dell’opinione che il Bosco Incantato contribuisca allo sviluppo della fantasia, quella sana, che si tocca con la mano e il fatto che siano già passati venti anni dalla prima apertura, ne è una dimostrazione».

di Stefania Marchetti

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