ZAVATTARELLO -: «IN 10 ANNI OTTENUTI OLTRE 5 MILIONI DI EURO»

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Il sindaco di Zavattarello Simone Tiglio lancia un appello al presidente della Provincia Vittorio Poma per la sistemazione delle strade: «Perché non concordare con i Comuni degli interventi secondo il principio di sussidiarietà? Chi ha risorse da investire perché non può farlo anche su tratti che interessano alla Provincia e magari viceversa?». La manutenzione delle strade provinciali infatti è oggi in campo a un ente, quello di piazza Italia, che non dispone delle risorse necessarie per far fronte all’emergenza. Senza una convenzione specifica, i Comuni (neppure quelli che ne avrebbero le possibilità) possono intervenire su qualcosa che non è di loro proprietà. Quello del “Tiglio tris” è un nuovo gruppo amministrativo che mantiene la vecchia “consuetudine” di portare a casa finanziamenti importanti: «In dieci anni e mezzo di amministrazione – dice con orgoglio il primo cittadino – abbiamo effettuato oltre 5 milioni di euro di investimenti per opere pubbliche, un assoluto primato nel panorama locale, anche da un punto di vista storico».

Tiglio, quello delle strade è un problema ormai annoso per l’Oltrepò montano. Crede che l’attuale sistema di gestione sia ormai totalmente inefficace?

«La Provincia sta scontando troppi anni di scarsa manutenzione delle strade. E anche se negli ultimi tre-quattro anni c’è stata un’attenzione diversa nell’affrontare per lo meno le emergenze, è sotto gli occhi di tutti l’incapacità di arrivare dappertutto: non ci sono le risorse, non c’è più neppure una Provincia vera e propria. Io credo che la collaborazione con i comuni sia fondamentale e a questo proposito chi ha delle risorse a disposizione da spendere in materia di difesa del suolo e viabilità, perchè non concorda con la Provincia un intervento importante su un versante, dividendo il lavoro in due tronconi, in base al principio di sussidiarietà? Se un comune può risanare un versante interessato da due o tre chilometri di strada provinciale, perché la Provincia non può dirottare le proprie risorse su interventi di asfaltatura di altri tratti ammalorati, magari sempre nello stesso comune o in un comune vicino posto sulla stessa direttrice? Magari non saranno interventi risolutivi, ma certamente più efficaci di qualche decina di gabbioni o di cento metri di asfalto su una strada lunga dieci chilometri».

Torniamo alla sua amministrazione. La riconferma al 70%, anche se al terzo mandato, se l’aspettava tenendo conto che all’inizio neppure voleva più candidarsi?

«In realtà era al di là delle attese. Io avevo previsto, la sera prima dello spoglio, un lusinghiero risultato: 66,5 per cento. I miei erano in parte scettici, in parte speranzosi. Dall’altra parte della barricata, pur attendendosi la sconfitta, tutti sostenevano che non saremmo andati oltre il 55-60 per cento. E invece…. beh, al di là della cabala delle percentuali, ciò che rileva è che gli zavattarellesi hanno premiato dieci anni di buona amministrazione ed un gruppo di persone valide, che si sono impegnate su un programma di azioni ambizioso ma realistico».

Come sono partiti questi primi mesi di amministrazione?

«Siamo riusciti a portare a casa finanziamenti per oltre 1.500.000 euro, un successo da condividere con tutti gli amministratori che si sono impegnati e si stanno impegnando per il nostro paese, ma anche con i cittadini, che hanno visto e apprezzato già molti cambiamenti positivi, e molti altri ne vedranno nel prossimo futuro».

Quali interventi saranno finanziati con quei soldi?

«Abbiamo ottenuto 61.000 euro dallo stato per opere di messa in sicurezza delle infrastrutture comunali, 373.000 euro da Regione Lombardia per il recupero e la valorizzazione del borgo storico di Moline, altri 111.000 euro per la regimazione idraulica e la messa in sicurezza del torrente Vago. A ciò si aggiungano gli interventi che saranno finanziati con risorse proprie del comune: la riqualificazione della casa di riposo comunale, con il progressivo ammodernamento delle camere e degli spazi comuni e la riattivazione del distributore di carburanti di Moline, che il Comune ha rilevato dalla società Europam circa un anno fa».

Se lo guardasse da fuori dimenticando, se possibile, di averlo amministrato, come descriverebbe il paese oggi?

«Zavattarello è un paese in continuo movimento, a dispetto dei suoi mille abitanti e della sua ubicazione geografica, non proprio agevole. A dispetto della crisi perdurante ci sono imprese che hanno continuato ad investire e ad assumere persone. L’attività edilizia, pur ridotta, non si è mai fermata del tutto. Le attività turistiche e commerciali resistono e, a fronte di un negozio che chiude, c’è per fortuna chi vuole aprire una nuova attività. Non ci troviamo certo in una condizione di grazia: le difficoltà economiche si fanno sentire eccome, il rischio di un arretramento c’è sempre. Ma devo dire, con un certo sollievo, che in un modo o nell’altro gli zavattarellesi riescono sempre a tenere botta, a fare qualche passo in avanti. E compito dell’amministrazione è di sostenere e cercare di indirizzare, se necessario, tutte le iniziative in campo economico, sociale e culturale che possono dare nuova linfa vitale al paese».

A proposito di linfa vitale. Zavattarello vanta un numero significativo di associazioni che operano per mantenere vivo il territorio. Quante ce ne sono?

«Tante davvero. Così su due piedi mi vengono in mente Pro Loco, Presepe e Passione, Associazione Apicoltori, Magazzino dei Ricordi, La Burela di Crociglia, Chicercacrea, Amici della Biblioteca, Le campanelle, il nucleo di protezione civile, l’associazione alpini. Poi ci sono le associazioni sportive, dal calcio al fitness, passando per l’equitazione, il panorama delle realtà associative a carattere sportivo è piuttosto ricco. Mi chiedo spesso se in paesi più grandi del nostro, o anche in qualche media città, esista una densità di iniziative associative paragonabile a quella di Zavattarello».

è arrivata la notizia della chiusura, dopo cinque anni, del centro profughi. Che cosa rimane di questa esperienza?

«La notizia l’abbiamo appresa direttamente dagli operatori del centro. Come nel 2015 sono arrivati senza informare il Comune, così nel 2020 se ne vanno senza dire nulla. Quasi come se fossero un corpo estraneo, un’astronave che è piombata su Moline e che ora si rialza in volo, lasciando dietro di sé nulla se non un edificio storico, il vecchio dazio, completamente fatiscente e abbandonato».

Ci sono mai stati problemi con i profughi?

«I profughi non hanno mai creato reali problemi alla comunità e ci sono stati anche tentativi di minima integrazione, soprattutto nei primi anni di permanenza. Poi più nulla, fino a questo triste epilogo, che rivela tutta la pochezza della strategia dell’accoglienza messa in campo fra il 2014 ed il 2018. Finito il business, il giocattolo si è rotto».

Parliamo della Comunità Montana. Da sei mesi c’è un nuovo direttivo, che impressioni le ha fatto?

«C’è stato un netto rivolgimento, con l’elezione alla presidenza del nuovo sindaco di Varzi Giovanni Palli ed il cambio degli assetti politici che stavano alle spalle della precedente gestione. Per la prima volta, dopo dieci anni, si è assistito anche ad una dialettica tra maggioranza e minoranza, il che non è un male. Ciò che conta è che adesso, dopo la fisiologica fase di assestamento, si proceda spediti  nella realizzazione del programma, condividendolo ove possibile anche con i comuni che si sono chiamati fuori, ma che per forza di cose devono essere coinvolti in decisioni che li riguardano direttamente. Altra grande sfida sarà quella della realizzazione della strategia Aree interne, rispetto alla quale auspico ci sia una regia politica che scandisca bene gli obiettivi ed i momenti per realizzarli».

E il Gal invece?

«è una realtà da cui mi aspetto, con il nuovo anno, un cambio di passo. Le persone che sono state scelte per guidare la società, a partire dal presidente, sono valide. Dobbiamo cercare tutti insieme di spendere bene le risorse, rendendo meno difficile l’accesso ai bandi». 

Uno dei temi sempre attuali per i comuni montani è quello delle fusioni con comuni limitrofi. Negli anni scorsi era sorto anche un comitato per promuovere quella tra voi, Romagnese e, perché no, Valverde e Ruino, che alla fine l’hanno fatta e ora si chiamano Colli Verdi. Qual è la sua posizione?

«Ora che l’esperienza del comitato è finita e che la situazione politica si è stabilizzata, direi che sarebbe il caso di ragionare seriamente su tutto quello che abbiamo in comune e possiamo fare insieme a breve. Poi l’unione e successivamente la fusione saranno quasi passi naturali. Si sono dette molte fandonie circa l’inammissibilità di Zavattarello a qualsiasi processi di fusione a causa della sua presunta drammatica situazione finanziaria. I fatti, anche in questo caso, si sono incaricati di smentire quanti sostenevano una tale tesi, anche dentro i confini comunali. Quella è acqua passata. Adesso è il momento di ragionare seriamente sul futuro della val Tidone pavese come area amministrativa unitaria».

Come sono i rapporti con i comuni limitrofi?

«Ottimi, finalmente. Collaboriamo quotidianamente con i Comuni di Colli Verdi e di Romagnese, dove il nuovo giovane sindaco e la sua amministrazione si stanno impegnando per far crescere il loro paese e trovare una soluzione ai loro storici problemi. Speriamo di approfondire ulteriormente la collaborazione, poiché siamo parti di una stessa valle di una stessa storia; speriamo anche di essere attori di un destino comune».

Dopo dieci anni da amministratore ha ancora sogni nel cassetto per Zavattarello?

«In realtà ne ho tanti, ma tra tutti quello che si sta per realizzare lo conservo da almeno 20 anni: ridare dignità e vita a Moline, dove ho vissuto gli anni dell’infanzia e della gioventù, grazie al progetto di recupero dell’ex convento degli Scolopi, prima scuola pubblica dell’Oltrepò montano e dell’annessa piazzetta medievale. Il complesso ospiterà una struttura ricettiva e spazi per esposizioni, seminari, convegni. Il secondo step del progetto prevede anche di ripristinare l’antico collegamento pedonale in selciato che univa Moline a Zavattarello percorrendo meno di un chilometro. Se Moline tornerà a vivere, sarà tutto Zavattarello a beneficiarne. E in futuro dovremo pensare anche a come rivitalizzare le altre frazioni storiche del comune».

di Silvia Colombini

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