ZAVATTARELLO – «RITENIAMO SIA MERITO ANCHE DELL’AZIENDA SE IL TERRITORIO NON SI È DEL TUTTO SPOPOLATO»

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A Zavattarello uno dei borghi più belli d’Italia situato a seicento metri di altezza nell’alta val Tidone, sessanta anni fa Gianesi Edilio dopo essersi trasferito da Romagnese dove faceva il fabbro, fondò l’azienda che porta il suo stesso nome. Oggi è la signora Patrizia Buscaglia, moglie del primogenito del fondatore, a dirigere l’attività che produce serbatoi a pressione in acciaio al carbonio e acciaio inossidabile usati per costruire compressori d’aria, inclusi quelli stradali, e per le applicazioni negli impianti Oil and Gas. L’azienda oggi conta 35 dipendenti e svariati accreditamenti ed approvazioni tecniche, esportando oltre il 70% dei prodotti (l’azienda tra l’altro ha costruito i serbatoi per i treni che attraversano la Manica). Il fatturato supera i 6 milioni con manodopera per lo più locale ed è una delle aziende leader in Europa.

Patrizia, da quanto tempo esportare il vostro prodotto e in che quantità? «Da circa sessant’anni. Mio suocero cominciò quasi subito ad esportare i serbatoi che produceva e tutt’ora il 70% del prodotto viene esportato. Noi lavoriamo molto con il Belgio e se la stessa azienda belga da decenni continua a farci richieste un motivo c’è… Acquistare serbatoi da noi che siamo in un paese sulla cima di una collina vuol dire che il nostro prodotto è più che sicuro».

Potete definirvi un’azienda solida? «Assolutamente sì, anche se i momenti difficili non sono mancati, anche questo settore del resto come tutti gli altri ha fatto fronte a delle vere e proprie crisi».

Quando è successo? «La prima fu a cavallo degli anni ottanta e furono anni molto difficili ma poi riuscimmo a superare tutto, dopo vent’anni la seconda la grande crisi nel 2007 e a quanto sembra ci stiamo preparando ad affrontarne un’altra in conseguenza della pandemia e lo facciamo con un bagaglio pieno di esperienza, quindi mi auguro di essere ancora qui a parlarne tra qualche anno».

Date lavoro a diverse famiglie sia di Zavattarello che dei Comuni limitrofi. Quante persone oggi lavorano nella vostra azienda? «Ci sono stati tempi in cui avevamo un numero considerevole di operai e dipendenti adesso siamo rimasti in trentacinque, sono subentrate le macchine ed essendosi automatizzato anche questo lavoro, si è ridotto il bisogno di manodopera. Siamo passati dal lavoro di serie a un lavoro tra virgolette più raffinato grazie all’impiego delle macchine».

Per voi quali sono state le conseguenze del Covid-19? «Siamo stati fermi per due settimane ma poi abbiamo dovuto riprendere la produzione, dato che il nostro cliente fa parte della filiera del sanitario e fa il trattamento dell’aria, ci hanno chiesto di proseguire con il lavoro. Naturalmente lo svolgiamo in sicurezza osservando i criteri imposti dalla legge».

Quest’anno la vostra azienda compie 60 anni. Cosa organizzerete per l’occasione? «Sarebbe bello ritrovarsi tutti insieme per una cena e farci i complimenti ringraziandoci l’un l’altro, ma quest’anno non credo sarà possibile dato che stiamo affrontando un periodo così particolare a causa della pandemia. Rimanderemo a tempi migliori, quando saremo definitivamente in “sicurezza”».

Fare la gavetta, finite le scuole, “da Gianesi” è stato per molti anni un passo quasi obbligato per i ragazzi del posto. Molti si sono fermati e sono cresciuti con voi,  così come i loro figli. è anche questo il segreto del vostro successo? «Posso dire che nella nostra attività si respira un’aria familiare in quanto il lavoro è stato tramandato dai padri ai figli fino alla terza generazione, ci si conosce tutti e ci diamo tutti del tu, è un clima sereno e se abbiamo superato momenti critici lo dobbiamo alla massima collaborazione e comprensione da entrambi le parti, titolari e dipendenti».

Voi vi trovate sulla cima di una collina e con le strade dissestate, come ve la cavate con i trasporti? «Restare qui richiede molto coraggio. Mio suocero ne ha avuto davvero tanto e io ne ho altrettanto, mi auguro ne abbiano i miei figli dopo di me. Dopo questa doverosa premessa, sul tema strade che dire… Abbiamo strade impossibili e due camion di linea da caricare tutte le settimane per il Belgio ma che non possono arrivare fin qui, per questo abbiamo dovuto aprire una sede secondaria nel piacentino dove le strade sono percorribili e migliori di quelle oltrepadane. Con un nostro camion trasportiamo i prodotti fino alla sede del piacentino e da lì camion di linea vengono caricati senza difficoltà e ripartono per il Belgio».

Cosa comporta in senso economico avere la produzione a Zavattarello? «Ulteriori spese. Essendo fuori dalle linee il costo è maggiore sia per ricevere le materie prime sia per la consegna a destinazione del prodotto finale.

Avete mai pensato di trasferirvi? «Posso dire che restare a Zavattarello ne vale la pena. Grazie a noi qui sono rimaste tante famiglie che popolano il paese e fanno restare aperte le scuole e i negozi che sono in paese. Riteniamo sia merito dell’azienda se il territorio non si è del tutto spopolato. Mio suocero scelse di creare qui la sua azienda in quanto era molto attaccato a questo territorio e ricevette la medaglia “La fedeltà Montanara” Anche se può sembrare un luogo sperduto tra i monti, qui ci sono possibilità e pregi che non vengono sfruttati totalmente a causa delle strade rovinate. Anche internet ha problemi, abbiamo messo una parabola per avere una linea più veloce, proprio ora che viviamo una fase in cui la tecnologia si rivela assolutamente indispensabile, non è possibile restare tagliati fuori. Ci auguriamo piani concreti e non solo sulla carta per migliorare strade e linea telefonica».

di Stefania Marchetti